Il coniglio

piazze-vie-luoghi-londradi Marco Maresca

Thomas uscì di casa alle otto in punto. La giornata era buona e, come sempre, dovette vincere la tentazione di rientrare e di fingersi malato. Appena fuori dal portone, dopo il consueto attimo di smarrimento, andò a destra in cerca del suo furgone. Percorsi non più di cento metri, però, si ricordò che lo aveva parcheggiato a sinistra. Mentre tornava indietro pensò con una nota di amarezza che se lo avesse parcheggiato a destra sarebbe senz’altro andato a sinistra.

Salì sul furgone, mise in moto e accese una sigaretta. Quindi partì a tutta velocità verso il primo cliente. L’aria fresca del mattino, che entrava con sbuffi impetuosi dal finestrino aperto, gli rimescolava i lunghi capelli biondi rendendolo simile a uno di quei buffi cani da passerella di cui nessuno conosce la razza.

Superati soltanto un paio di isolati, un incidente intervenne a cambiare l’itinerario che si era prefissato. Qualcuno aveva avuto la stravagante idea di piombare con la propria auto sulla fiancata di un autobus che faceva ritorno al deposito dopo il turno di notte. Impedendo, non solo al conducente di tornare a casa in tempo per fare colazione coi figli o con la moglie o con la madre o semplicemente di andarsene a letto come giustamente gli spettava, ma anche ai comuni mortali di recarsi puntuali presso il proprio posto di lavoro. Thomas, che odiava le code causate dagli incidenti, prese una traversa sulla destra pensando che in tal modo avrebbe aggirato rapidamente l’ingorgo.     Malgrado fosse molto stretta, la percorse a gran velocità e alla fine si ritrovò a un incrocio la cui segnaletica gli impediva di riprendere la giusta via e lo obbligava ad allargare ancora di più l’anello di salvezza appena improvvisato.

Era comunque una zona che conosceva e che un tempo frequentava abbastanza, dato che vi abitava Rupert, suo compagno di classe ai tempi della specialist school. Che incontrò giustappunto nel momento esatto in cui svoltò per allargare ancora suo malgrado l’anello.

Poiché l’ex compagno di scuola si accorse di lui e lo dimostrò con ampi movimenti delle braccia, Thomas fu costretto a fermarsi per qualche istante di convenevoli. Mentre accostava, pensò rapidamente a come condensare dieci anni di mancata frequentazione in pochi secondi. Non fece però in tempo a scendere dal furgone che Rupert era già salito e dopo un rapido saluto gli aveva chiesto se per caso andava in direzione di Charing Cross. Ad una sua timida ammissione, il caro amico aveva già accettato il passaggio.

Accennando ad una conversazione di circostanza tutta improntata al ricordo dei vecchi tempi, proseguirono per appena una cinquantina di metri, cioè fino al nuovo stop. Un mezzo della nettezza urbana stava effettuando il lavaggio della strada proprio a quell’ora del mattino. Dopo la quarta imprecazione di Thomas, Rupert fece notare che non esiste un orario migliore di un altro per fare quello che stavano facendo, e che in ogni caso occorreva essere grati a quegli uomini perché stavano rendendo un servizio importantissimo alla comunità. Un’altra imprecazione fu tutto quello che ricevette come risposta.

Erano ormai le otto e mezzo, e Thomas rischiava di arrivare tardi al primo appuntamento e di far slittare di conseguenza tutti gli altri. Col rischio ulteriore, e molto serio, di tornare a casa a sera avanzata. Senza troppa convinzione, telefonò alla Sig.ra Holden avvisandola dei contrattempi che stavano mettendo a repentaglio la sua puntualità.

Ripartirono dopo una ventina di minuti. Prima di arrivare alla stazione, però, dopo avere annaspato per un’altra mezz’ora nella normalità del traffico della City, capitò un altro imprevisto. Rupert emise un urlo animalesco e intimò a Thomas di fermare subito il furgone. Questi, col cuore in gola, trasalì, pensando di avere fatto qualcosa di tremendo, persino di avere investito qualcuno, e di non essersene accorto.

– Ho visto un animale andare di corsa sotto quell’auto verde!

Thomas lo guardò incredulo, comunque sollevato per non essere un pirata della strada.

– E tu mi fai prendere un colpo perché hai visto un animale? E di che animale si tratta, di un’iguana?

– Dico sul serio. Era abbastanza piccolo, e nero. Non mi è sembrato un animale comune. Accosta che scendo a guardare.

– Accostare? Ma sei matto? Io devo andare al lavoro…

– Soltanto un momento. Magari è un animale ferito.

Accostò, per niente soddisfatto di sé. Rupert scese rapidamente dal mezzo e si precipitò verso l’auto verde. Si chinò a terra, guardò sotto il veicolo ed emise un altro urlo.

– E’ un coniglio! Presto, scendi!

– Un coniglio? Nel cuore di Londra?

– Ti dico che è un coniglio! Vieni a vedere!

Thomas scese, cercando di nascondere il briciolo di curiosità che stava montando nella sua testa. Arrivò a fianco dell’amico, si chinò e guardò sotto l’auto. Quello che vide lo fece sorridere, facendo svanire ogni remora a mostrarsi incuriosito dalla singolare vicenda. Un coniglio dal folto pelo nero lo stava fissando con la tipica noncuranza dei conigli, continuando una masticazione intrapresa chissà quando e chissà dove.

Rialzando la testa, Thomas incontrò lo sguardo complice dell’amico. Che in men che non si dica incontrò lo sguardo complice di Thomas. La caccia era iniziata.

Con uno scatto fulmineo Rupert si rialzò e corse verso il furgone. Entrò dallo sportello rimasto aperto e ne uscì molto soddisfatto dopo un istante con un manico di scopa. Poi ritornò all’auto e a quello che vi dimorava sotto. Si abbassò per inserire il bastone in modo da costringere l’animale a uscire allo scoperto. Non fece in tempo, però. Il coniglio, infatti, era già uscito di sua spontanea volontà, forse per una tempestiva intuizione di quanto stava per accadere, e si era infilato sotto l’auto posteggiata a fianco.

Stavolta gli scatti fulminei furono due. Con un’intesa degna di un commando marines i due cacciatori si portarono ai lati opposti dell’automobile. Rupert avrebbe costretto il coniglio ad uscire dal lato opposto, dove ad attenderlo avrebbe trovato Thomas a braccia aperte. Ma stavolta non fecero neppure in tempo ad abbassarsi. Il coniglio, passando dall’intuizione alla chiaroveggenza, superò se stesso e con quattro balzi uscì allo scoperto e si diresse al centro della strada.

Ci fu un momento di panico generale. Nessuno avrebbe capito chi stava dicendo che cosa.

– Presto, passa a destra!

– Dai! Io gli giro dietro da sinistra!

– Sbrighiamoci, che arriva un camion!

– Attento che scappa!

E infatti scappò. Infilandosi, più lepre che coniglio, dentro il cortile di una casa in stile vittoriano. Ormai privi di ogni remora, Thomas e Rupert entrarono nel cortile a tutta velocità. Il coniglio era andato dietro alcuni sacchi di cemento messi a ridosso del fabbricato. Allora si fecero cenno di non fare rumore e, camminando quasi a quattro zampe, si avvicinarono. A quel punto Thomas ebbe un lampo di genio. A qualche metro di distanza c’era uno scatolone vuoto. Bastò uno sguardo per farsi capire.

Lo scatolone fu posto a fianco dei sacchi di cemento. Solo a quel punto, effettuando un giro largo di oltre una ventina di metri, i due si portarono dall’altra parte, pronti a far scattare la trappola. Si avvicinarono pian piano e, quando furono a un paio di metri di distanza, fecero un balzo verso il coniglio. Che, ignaro di quanto era stato progettato alle sue spalle, uscì in tutta fretta finendo dritto dritto dentro lo scatolone. Che si chiuse alle sue spalle.

Thomas e Rupert emisero grida di gioia smisurata e finirono con l’abbracciarsi come se stessero esultando per la vittoria dell’Inghilterra nella finale dei mondiali di calcio. Gridarono e si abbracciarono, e non si accorsero dell’anziana signora che, due piani sopra di loro, aveva assistito a tutta la scena.

Poi presero il loro meritato trofeo e lo misero dentro il furgone. Lo adagiarono con cura, assicurandolo con una fune affinché non si ribaltasse durante la marcia. Quindi chiusero il portello e restarono qualche istante in silenzio.

– E adesso che facciamo?

– Ti va di pranzare insieme?

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