Addio a Valter Binaghi

Valter-Binaghi-2009Era un uomo sempre oltre. Oltre il suo tempo, le cose, le voci, i progetti. Bisognava sempre sforzarsi di inseguirlo, di stargli dietro. Oggi ci è sfuggito per l’ultima volta, stroncato da un male con il quale aveva combattuto con forza, con quel misto di fierezza e ironia che erano anche il segreto della sua personalità inimitabile e della sua scrittura. Valter lo avevo conosciuto qualche anno fa. Dopo avrelo letto per mesi sul web provai a chiedergli un ‘intervista in occasione dell’uscita di un suo romanzo, “I custodi del talismano”. Mi sorprese e mi chiamò lui al telefono dicendo che era un onore essere intervistato dalla mia tv.

Di lì nacque, ultima tra le ultime per lui l’amicizia, che è stata lunghe chiacchierate al telefono, scambio di pareri editoriali, qualche raro pranzo consumato insieme in una trasferta di lavoro. Sempre per me un chiedere e stupirmi di trovare accesso alla sua anima grande, ricca, sfaccettata, un’anima arcobaleno dove potevi trovarci tutto: la sua storia, l’impegno politico giovanile nell’estrema sinistra, il tunnel dell’eroina, poi la conversione, una fede maturata nel dolore personale, nella prova più acuta e quindi splendente e rigorosa, debordante, appunto come era lui. Sempre oltre. L’insegnamento della filosofia, poi, l’amore per il blues – ci ha scritto sopra anche un libro a quattro mani con il figlio – poi i romanzi, alcuni memorabili, ma che mai hanno trovato casa presso un grande editore, e questo resta un’ignominia per il mondo editoriale che “conta”, non aver trovato spazio a parole di verità come le sue. Qui ricordo “I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti, cronista padano”, “Ucciderò Mefisto” e poi “I custodi del talismano” una sorta di romanzo storico ambientato in tre diverse età di decadenza, l’attesa di una rinascita, la testimonianza della profonda alterità dell’uomo rispetto a tutto, ma proprio tutto quanto lo circonda.
Aveva appena finito di rivedere un saggio sul simbolo. Me lo aveva scritto qualche settimana fa per email. ‘E’ la mia eredità – aveva detto – che ha bisogno di lettori come te’. Io non so davvero cosa abbia fatto per meritare questi brevi scampoli temporali della sua amicizia. Non sono riuscito a farglielo capire, forse. Oggi con il cuore in mano gli dedico questo ricordo e ripropongo l’unica intervista televisiva che ha fatto, proprio su quel romanzo misterioso, materico. Guardate la sua faccia prima di ascoltare quello che dice. E’ il volto di una fetta del Novecento vissuto fino in fondo alle sue ultime contraddizioni e poi sconfitto. Sconfitto con la forza di chi non si ferma a guardare questo tempo qui ma già da vivo è proteso verso ciò che non finisce e che oggi lo ha accolto.

http://youtu.be/rLKaj9CTP9s

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