Estate con la poesia: 5/ Le Riviere di Montale

montale1di Paola Segurini

Una lirica  tortuosa e saltellante come l’esperienza individuale lungo il corso degli anni, feroce e mansueta allo stesso tempo. Un capolavoro di sensazioni e pensieri, intrisi d’estate.

 

 

Riviere,

bastano pochi stocchi d’erbaspada

penduli da un ciglione

sul delirio del mare,

o due camelie pallide

nei giardini deserti,

e un eucalipto biondo che si tuffi

tra frusci e pazzi voli

nella luce;

ed ecco che in un attimo

invisibili fili a me si asserpano,

farfalla in una ragna

di fremiti d’olivi, di sguardi di girasole.

Dolce cattività, oggi riviere

di chi s’arrende per poco

come a rivivere un antico giuoco

non mai dimenticato.

Rammento l’acre filtro che porgeste

allo smarrito adolescente, o rive:

nelle chiare mattine si fondevano

dorsi di colli e cielo; sulla rena

dei lidi era un risucchio ampio, un eguale

fremer di vite

una febbre del mondo; ed ogni cosa

in se stessa pareva consumarsi.

Oh allora sballottati

come l’osso di seppia dalle ondate

svanire a poco a poco;

diventare

un albero rugoso od una pietra

levigata dal mare; nei colori

fondersi dei tramonti, sparir carne

per spicciare sorgente ebbra di sole,

dal sole divorata…..

 Erano questi,

riviere, i voti del fanciullo antico

che accanto ad una rosa balaustrata

lentamente moriva sorridendo.

Quanto, marine, queste fredde luci

parlano a chi straziato vi fuggiva.

Lame d’acqua scoprentisi tra varchi

di labili ramure; rocce brune

tra spumeggi, frecciare di rondoni

vagabondi……

 Ah potevo

credervi un giorno o terre

bellezze funerarie, auree cornici

all’agonia d’ogni essere.

Oggi torno

a voi più forte, o è inganno, ben che il cuore

par sciogliersi in ricordi lieti – e atroci.

Trista anima passata

e tu volontà nuova che mi chiami,

tempo è forse di unirvi

in un porto sereno di saggezza.

E un giorno sarà ancora l’invito

di voci d’oro, di lusinghe audaci, anima mia non

più divisa. Pensa:

cangiare in inno l’elegia; rifarsi;

non mancar più.

Potere

simile questi rami

ieri scarniti e nudi ed oggi pieni

di fremiti e di linfe,

sentire

noi pur domani tra i profumi e i venti

un riaffluir di sogni, un urger folle

di voci verso un esito; e nel sole

che v’investe, riviere,

rifiorire!

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