Tra la vita e il set

Silhouette of Man and Film Cameradi Elvio Calderoni

Adriano giunge sul set nerissimo. Corre ma non perché sia in ritardo, non per gli impegni, ma per smaltire la rabbia.

“Adriano, è tutto pronto.”
“Lo immagino. Dov’è Arianna?”
“Eccola.”
“Scusami, Arianna, una giornataccia.”
“Dove sei finito?”
Un bacio leggero come saluto, gli occhi di Arianna che cercano quelli di lui oltre gli occhiali da sole.
“A perder tempo. La burocrazia e le stronzate sono il motore di questo paese. Ti sembra logico spostare tutta la troupe da qui a Lucca, moltiplicare le spese, i giorni e tutto il resto, solo perché un cazzo di palazzo era indisponibile a Roma ed è indisponibile pure qui? Tutti a Lucca, che meraviglia!”
“Da quando cerchi di risparmiare sui piani di lavorazione economizzando gli sforzi?”

Arianna lo taglia nel tono, punta al cuore del suo moto che risulta poco credibile. Lo sderena.

“Da quando vorrei cercare di finire questo cazzo di film che continua a starmi sempre più stretto.”
“Non credo sia bello che tu dica questo proprio a me, ma faccio finta di non aver sentito.”
“Sentilo, invece.”
“E non penso sia bello nemmeno nei confronti di tuo figlio che debutta alla regia proprio con…”
“Non permetterti nemmeno un istante di entrare nel rapporto tra me e Diego. Non ci è mai riuscito nessuno, nemmeno sua madre. Non lo permetterò a te.”
“Senti, qui o abbassi i toni o vuoi vedere come il cameo lo va a fare qualcun altro? Io ti sto aspettando da ore, tu sparisci, spegni il cellulare, torni  qui come una bestia e mi attacchi? Ma chi credi di essere?”
Si cerca di stare a dovuta distanza dal teatro della lite. Diego si rende conto che tutti sono al corrente della relazione tra Arianna e Adriano. Dagli sguardi bassi, dai sussurri, dai sorrisi nascenti,  dagli allontanamenti.

“Guarda che figura di merda ci stai facendo fare. Ma come ti permetti? Me lo dici come ti permetti, eh?”

Diego osserva da quindici metri di lontananza. Osserva le posture, i movimenti. Vede suo padre litigare con una donna e forse è la prima volta.

“Tu non mi tratti così, Adriano. Nessuno mi tratta così.”

Diego pensa che Arianna meritava una carriera diversa, più compiuta. Lo stesso Spazi, suo marito, la utilizzò appena tre volte in dieci anni. Una sola volta come protagonista e altre due in ruoli di contorno, peraltro in film essi stessi quasi di contorno, concepiti come tali. Ha passato il decennio praticamente inosservata. La faccia lunga, gli zigomi alti, gli occhi molto chiari in un viso luminoso ma scuro nella carnagione, un naso perfettamente adeguato al volto, magro anch’esso.

“Nessuno mi tratta così.”

Arianna si è alzata, indecisa se sparire davvero o se lasciare ancora un margine di possibilità alla storia d’amore che più di ogni altra l’ha coinvolta negli ultimi tempi. Negli ultimi anni.

“Dai, basta, finisci di prepararti e giriamo sta scena.”

Adriano si allontana per andare al trucco e per cambiarsi velocemente, sa benissimo che Arianna non se ne andrà e che, con grande professionalità, si presterà ad onorare la memoria di suo marito e soprattutto il presente dell’uomo che ama.

“Sbrighiamoci!”

Il set in pochi istanti si rimaterializza, tutti corrono ai propri posti, riducono al minimo i tempi di attesa. La tensione della lite lascia il campo a quella per la scena, la concentrazione non ammette figure di contorno e coprotagonisti. Nei pressi del canale del Drago le macchine e i filtri per la luce costruiscono un altro angolo onirico del film, un incontro sognato:
Motore, ciak, partito, azione!
Arianna è appoggiata tra il muretto del canale e l’erba alta. Un vestito bianco con un unico fiore giallo, enorme, al centro, che invade tutto l’abito. Adriano è accosciato di fronte a lei come per raccogliere qualcosa. Camicia bianca lucida e jeans chiari. Entrambi scalzi.

“Hai più pensato a quante albe abbiamo perso?”
“Spesso. Ma forse dovremmo vederla dall’altra parte.”
“E cioè? Intendi il tramonto?”
“No, intendo che forse è uno spettacolo inutile se gli spettatori sono così pochi.”

Adriano si avvicina e bacia Arianna con fittizia intensità. Lei si prende il bacio come fosse reale e prova a trasmettergli la passione non comune che prova. Adriano se ne accorge e cerca di ricambiare sfidando il confine tra finzione e vita ma non ci riesce. Si stacca appena prima del dovuto.

“E tu? Ti senti una spettatrice di albe?”
“No, io sono una divoratrice di tramonti.”

Adriano vede il moto di Arianna oltre le parole, negli occhi riflette tutto il tempo vissuto insieme, un amore che sembrava anche a lui amore ma che è andato scomparendo senza resistere al tempo. D’un tratto si sente più giovane di lei, più veloce, più aereo. La guarda dall’alto, ne trapassa le ossa e legge il suo libro aperto interno. Vede una donna piuttosto innamorata, molto concentrata su sé stessa eppure appassionata. Negli occhi, Arianna non legge tutto questo, non coglie l’immenso gioco dello spostare il confine labile tra realtà e set. Adriano ci sguazza dentro, l’ha sempre interpretato come l’unico vero talento che avesse. A recitare ha imparato, non è nato col talento. Ma l’assaporare lo spostamento del limite tra vero e finto è sempre stata la sua specialità. Il suo godimento personale che sembra sia così contagioso e a monte del suo successo. Vivere oltre l’immagine, far sembrare vero il finto. Spesso con gli occhi, a volte col corpo e con le parole.

“Tu mi divori l’anima.”

Far sembrare vere parole incredibili, battute che stonerebbero in bocca a chiunque. Portare lo spettatore con sé, caricarselo e farlo sognare. Fargli credere tutto. Il piacere dell’inganno universale. Il piacere più grande.

“Io non divoro l’anima, io con l’anima ci vivo, io l’anima la cerco, la invoco, la celo.”

Anche Arianna trasmette verità. Fa le pause giuste, ha l’intensità necessaria, nello sguardo, è poco mobile, come dev’essere, nei movimenti.
Diego non deve far altro che assistere al miracolo. Non sta dirigendo nessuno, sta solo osservando un duetto che non avrà bisogno di un secondo ciak.

Il piano-sequenza è al termine.
Buona.

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