Un ponte senza tempo

skyrosdi Floriana Simone

Era come se quel profumo di cannella provenisse da “dentro”. Per quanto era intenso destava l’invidia di quelle coloratissime bougainville a cui non era stato concesso di inebriare l’aria. Si dilatava il petto e poi ancora e ancora, non bastava mai. Sembrava di nutrirsi senza saziarsi, e più ci si inoltrava nei candidi vicoli dal profilo turchese, più i sensi ne rimanevano assuefatti. Il calore della pietra attraversava i sandali di cuoio sottile che timidamente rivestivano i piedi. La brezza tiepida del mare sfiorava i capelli librandoli nell’aria, carezze lievi e profumate che sembravano familiari.

Ascoltare il silenzio e nutrirsi di immagini! Scattare diapositive che sembravano animarsi, come d’incanto. Si chiudevano le palpebre, non si poteva farne a meno, e così tutto si accendeva di un caldo arancio che  sfumando regalava alle pietre i colori di Helios. Strofinarsi gli occhi, poi pazientemente aspettare. Ed eccolo di nuovo, quel caleidoscopio luminoso che con vorticose immagini cambiava di continuo colore allo sfondo. Poi ancora fragranze e silenzio e soffi leggeri intrisi di aria salmastra. E un leggero sciabordio, costante, quasi monotono, che risaliva da quelle pendici. Perché tutto intorno è mare.

Una moltitudine di fuselli di legno leggero si muoveva ritmicamente, come dita affusolate su uno strumento musicale. Non saprei dire quale. Producevano un suono antico, piacevole, raro. Mani segnate dal tempo che con sorprendente agilità, ancora, sapientemente orchestravano il tutto. Anziane donne su seggiole impagliate a mano, su un uscio incorniciato d’azzurro. Pizzo bianco, vesti nere e lunghe trecce, anch’esse completamente bianche. Perché così lunghe? Per ricordare? Per legare ogni istante, ogni gioia, ogni dolore? Per portarsi dietro la propria vita, tutta? O forse semplicemente per rimanere quelle di sempre, quelle dei “bei tempi” in cui quei lunghi capelli svolazzavano dietro gambe veloci.

Trecce, come un ponte, lunghe tanto quanto bastava a non separarsi dal passato!

All’improvviso un grido rompeva quel silenzio, quell’atmosfera. Un grido infantile, come un vagito. Un  uomo con un copricapo nero, con movimenti precisi, pronunciava parole incomprensibili che echeggiavano nella chiesa ortodossa, e un piccolo bimbo nudo sostenuto dalle caviglie, a testa in giù, sospeso su una grossa botte di legno – di quelle in cui si conserva il vino mediterraneo – colma d’acqua, fredda presumo. Lo immergevano più volte quel bimbo, completamente, lasciando fuori solo i talloni. Lo lasciavano urlare, con soddisfazione e fierezza.

Un battesimo… un ponte che, attraversando il tempo, raggiungeva il glorioso Achille proprio lì dove sua madre, nascondendolo tra sole e mare, aveva sperato di sottrarlo al suo destino. E risorgevano, dinanzi ad occhi curiosi, la grandezza della Grecia, le sue tradizioni, il fascino dei suoi miti, la sua storia.

Ora, tutto si riavvolge. Colori, profumi, immagini, si trasformano in un bianco e nero a tratti sbiadito, si mescolano ad emozioni, ormai mature, che vogliono rievocare un solo straordinario passato.

Skyros, in un attimo, mi aveva regalato la sua anima.

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7 pensieri su “Un ponte senza tempo

  1. …un quadro.. un meraviglioso e fedelissimo acquarello di una splendida realtà e di una fantastica esperienza che il tempo avevano parzialmente cancellato dalla memoria e che tu Flory, con delicate e sapienti pennellate hai fatto di colpo rivivere ….. è come se, all’improvviso, ci fossi ritornato. Sono fiero e orgoglioso di te, babbo.

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