Quel Bloomsday del cinquantenario (con Flann O’Brien)

bloomsday 1954E’ oramai quasi un rito laico per gli appassionati di letteratura celebrare il 16 giugno:il ‘Bloomsday, ovvero le peregrinazioni dublinesi di Mr Bloom, il protagonista dell’Ulisse di Joyce, proprio nella giornata in cui lo scrittore irlandese ambienta il suo romanzo. L’anno era il 1904.

Artista controverso, espressione perfetta del Novecento letterario con la sua debordante intellettualità, Joyce ha sempre generato atteggiamenti schizofrenici tra amore e odio perfino nel suo pubblico, formato in gran parte da chi si vanta di aver letto integralmente l’Ulisse, essendosi fermato in realtà ai pur superbi Dubliners e senza aver neanche sfogliato l’impervio Finnegan’s Wake.

Il 16 giugno del 1954 un gruppetto di scrittori e appassionati dublinesi (vedi foto) salì in carrozza per avviare il proprio pellegrinaggio; tra i presenti: Anthony Cronin, letterato e biografo di molti scrittori suoi contemporanei, Patrick Kavanagh, il grande poeta contadino di cui ci siamo occupati anche su questo blog, e poi Flann O’Brien: sì, è proprio lui al centro della foto, il pirotecnico e saturnino autore de Il terzo poliziotto, L’archivio di Dalkey e At swim two birds (tradotto in italiano come Una pinta di inchiostro irlandese, si poteva fare di meglio…)

O’ Brien che proprio ne l’Archivio di Dalkey motteggia Joyce piazzandolo in un convento di gesuiti ad occuparsi tra l’altro di lavanderia, è l’emblema dell’atteggiamento di molti irlandesi e non solo verso l’ostico maestro. Ne ripete devotamente l’itinerario, divertendosi tra l’altro a prendere in giro Kavanagh che tirò per i piedi dutrante l’arrampicata su una altura nei pressi della celebre ‘Torre Martello’, ma il giorno prima ne scrive malissimo sulla sua colonna quotidiana nello Irish Times. “Joyce era un illetterato – scrive – e tutte le sue citazioni da lingue straniere erano sbagliate; quelle dal Greco semplicemente errate, mentre qualsiasi tentativo di rendere delle espressioni in gaelico mostruoso‘. Quanto risentimento e quanto di verità c’erano in questa sulfurea asserzione? O’Brien è uno scrittore meraviglioso e insieme uno splendido impostore, che scrivendo si diverte a depistare, ammaliare, confondere, deliziare e spiazzare il suo lettore. Ma in questo caso? Aveva anche della ragione? Chi sa il gaelico scagli la prima pietra (o impugni il primo dizionario…)

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