Momo di Michael Ende nell’Infiorata di Genzano

2013-06-11 14.28.41Per celebrare il grande scrittore che vi abitò per diversi anni tra i ’70 e gli ’80 Genzano dedicherà uno dei quadri della tradizionale infiorata a Michael Ende. La cerimonia, istituita nel 1778 e che avrà il suo culmine domenica 16 giugno, vedrà la partecipazione di una folta delegazione della città bavarese di Garmisch dove Ende nacque nel 1929.

Sarà presente anche David Schnell, il pittore che ha realizzato il bozzetto del quadro che verrà poi “realizzato” dai maestri infioratori proprio sullo spiazzo davanti al Comune, a poca distanza dalla taverna dove l’autore tedesco amava fermarsi a mangiare.

Venerdì 14, sempre a Genzano nello storico palazzo Sforza Cesarini2013-06-11 14.29.22
un convegno ricorderà la figura di Ende e il suo rapporto con Genzano e l’Italia. Qui di seguito un breve passaggio di un suo testo che ho tradotto nel 2010 e che leggerò per l’occasione

Non ho alcun motivo di tenere nascoste le mie origini. Sono un primitivo e vengo da una riserva situata nell’Europa centrale. Anche se provassi poi a camuffarmi, qualsiasi abitante, scientificamente preparato, del grande deserto della civiltà che si trova lì fuori mi riconoscerebbe subito.  Quello che  tradisce noi altri, sono dei particolari gesti, un certo tono di voce,  addirittura un modo particolare di stare in silenzio: sì, non faccio fatica ad ammetterlo.

La riserva, dalla quale vengo, si chiama letteratura per ragazzi, ed appartiene a quella tipologia particolare verso la quale gli abitanti del deserto della civiltà ostentano una bonaria tolleranza – alcune società benefiche addirittura la coltivano – anche se poi la detestano radicalmente, come accade per lo più a tutto ciò che ha a che fare con i bambini. Per ora comunque  ce la passiamo piuttosto bene. Di tanto in tanto però tra gli abitanti del deserto della civiltà va di moda occuparsi di noi, ed ecco che drappelli di zelanti missionari percorrono le nostre praterie e i nostri boschi, misurano il nostro territorio e ci esortano con le buone o con le cattive a sottometterci al fine all’unico benefico scientifico credo e a scrivere da allora in poi esclusivamente storie realistiche; socialmente significative in senso critico o quantomeno portatrici di valori emancipatori. Ovviamente noi spergiuriamo che sarà così proprio come desiderano e facciamo anche l’inchino da loro preteso verso i quattro punti cardinali che sulla loro cartina si chiamano Marx, Freud, Einstein e Darwin. Poi se ne vanno via, estremamente soddisfatti. Il tutto non succede molto spesso e nel frattempo ci lasciano in pace.

Ora, all’interno della nostra riserva esiste una particolare enclave che quei missionari odiano come la peste, perché perfino i più volenterosi tra di loro hanno perso la speranza di scacciarvi via lo spirito dell’oscurantismo. Questa enclave si chiama “libro fantastico per ragazzi” e si tratta di un distretto, nel quale per così dire si sovrappongono due diverse riserve, vale a dire quella già descritta come letteratura degli “intoccabili”, con quella fantastica, che già di per se viene considerata escapistica e priva di valore, quantunque venga presa in considerazione quantomeno come elemento di curiosità, soprattutto se si dimostra compatibilmente con le aspettative patologica, conturbante e anche un tantino oscena. La sovrapposizione delle due riserve non somma semplicemente l’effetto tabu di ciascuna, lo moltiplica. Se infatti il benevolo missionario approva il libro realistico per ragazzi, per la sua funzione edificante o educativa, di fronte al libro fantastico per ragazzi solitamente rimane di fatto senza parole. Non trova  una scala di valori né criteri ai quali riferirsi in base al suo messaggio salvifico.

Non c’è da meravigliarsi se la cosa non risulti di alcun vantaggio per i libri. In effetti tra gli opinionisti che fanno tendenza soltanto i più privi di pregiudizi si arrischiano in questa zona. Non si tirano indietro di fronte a privazioni o fatiche e cercano di trovare senza demoralizzarsi e con ammirabile zelo, se alla fin fine non ci sia qualcosa di scientificamente ragguardevole da decodificare. Che gallimattia il grande possa colmarli delle sue benedizioni per tutto ciò.

Questa Enclave all’interno della mia Riserva è anche il luogo delle mie origini. Da uno che ammetta una disgrazia simile senza vergogna, la gente civilizzata si aspetta che quantomeno aggiunga: E ne sono fiero! (Press’ a poco secondo l’aforisma di Tucholsky: sono fiero di essere ebreo. Se pure non lo fossi resto comunque ebreo. Ecco perché ne sono volentieri fiero.

No, io non ne sono fiero. Non ne sono fiero, perché tutte queste suddivisioni tra letteratura per ragazzi e per adulti, letteratura fantastica e realistica, letteratura per massaie cattoliche e letteratura per quelli che portano il triciclo con la mano sinistra sono assurdità così inaudite che noi nativi dobbiamo berci una massiccia dose di alcolici per poter credere che gli abitanti del deserto della civiltà le prendano veramente sul serio. Ora io e alcuni altri della mia genia siamo riusciti a oltrepassare i confini della nostra Riserva, di suscitare l’interesse dei “giusti” del mondo letterario, a confondere un tantino le loro unità di misura e perfino a piazzarci nella lista dei libri più venduti. Col mio occhio interiore già vedo l’inarcarsi di sopracciglia di quelli ben disposti e tolleranti che ammiccano verso di me con l’aria di chiedermi: e allora? No, non sono fiero neanche di questo. Cose di questo ,genere si ritorcono contro noi nativi, senza che noi le si possa neanche prevedere. Come potremmo essere fieri dei riconoscimenti di un mondo che per noi altri è inabitabile.? Questi successi dimostrano solo che il grande deserto a poco a poco e per un numero sempre crescente di abitanti risulta essere ugualmente inabitabile. Molti di loro sentono che l’illuminismo scientifico gli ha inaridito la fonte stessa della vita, ed ora molto semplicemente provano una disperata sete di meraviglia. Nel loro mondo meccanicistico e fatto a fettine hanno ragionevolmente eliminato ogni mistero – oppure, nel caso ancora non vi siano del tutto riusciti – han no promesso di ultimare ben presto l’operazione. Nella nostra riserva, che  da ogni lato viene minacciata da bulldozer, pesticidi e provvedimenti razionalizzatori, zampillano ancora un paio di sorgenti. Per questo arrivano gli assetati. Ma il fatto che abbiano sete, non è per noi motivo di orgoglio. Ho sentito dire che, ultimamente ai confini di ogni riserva simile alla nostra, sono stati predisposti dei cartelli con le seguenti scritte:” Attenzione, state entrando nel territorio dell’Irrazionale! Pericolo di vita! Non oltrepassare!”

Noi, indigeni sempliciotti, ci domandiamo inutilmente quale sia il significato dell’operazione. Le cose che nel deserto della civiltà vanno sotto l’appellativo di razionalità e illuminismo scientifico, ci sembrano piuttosto aver provocato il contrario di ciò che la ragione e l’onesta intellettuale promettono ad ogni persona sana di mente. Osserviamo che questa gente grazie al proprio illuminismo ha inquinato cielo, terra ed acque. Osserviamo che loro stessi fisicamente e spiritualmente vanno verso la rovina. Osserviamo che come vertice della propria conoscenza hanno creato una bomba con la quale è possibile annientare la vita sulla terra  non una ma molte volte. Se questi frutti della loro razionalità non li terrorizzano, come mai allora li preoccupa la nostra irrazionalità? Già, non hanno paura della propria razionalità, ne vanno perfino orgogliosi. Ma hanno qualche rotella fuori posto?”

(da Michael Ende, Storie Infinite, Rubbettino, 2010, trad. di Saverio Simonelli)

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