Dalla Turchia a Berlino: quando si resiste per un albero

die Pappel am KarlsplatzLa rivolta turca di questi giorni, al di là delle fondamentali rivendicazioni politiche e i malesseri sociali, ha in sé una componente che non sfugge allo sguardo storico e culturale. Il movente della difesa degli alberi ricorda molto da vicino quanto accadde a Berlino nell’immediato dopoguerra. Ce lo raccontò, sublimandolo nella sfera della poesia, Bertolt Brecht, lui, il teorico della distruzione dell’emopatia, il maestro di impegno civile che aveva detto “prima viene il mangiare, poi la morale”, rimase colpito dalla tenerezza degli abitanti di Karlsplatz nel risparmiare un meraviglioso e verdeggiante pioppo in quell’anno, il 1946, in cui per il freddo, la scarsità di ogni genere di conforto, delle legna per alimentare i camini, erano stati rasi al suolo interi viali della città. Eppure gli abitanti di Karlsplatz avevano deciso di risparmiare quella pianta, facendone un manifesto della bellezza che supera perfino la più stringente necessità. E la poesia ‘il pioppo di Karlsplatz’ è sicuramente tra le più belle, concise ed espressive del grande scrittore tedesco

Un pioppo c’è a Karlsplatz,

in mezzo a Berlino, città di rovine,

e chi passa per Karlsplatz

vede quel verde amico.

 

Nell’ inverno del Quarantasei

gelavano gli uomini, 
la legna era rara,

e fu allora che caddero tanti alberi

e fu quello il loro ultimo anno.

 

Eppure il pioppo, lì, a Karlsplatz

ancora oggi ci mostra quella sua foglia verde:

sia grazie a voi, uomini di Karlsplatz,

perché è ancora nostro.

 

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