Quanto è grande questa bellezza?

la_grande_bellezza_300x250di Elvio Calderoni

Assistendo a La grande bellezza, mi sono chiesto, rapito, quale possa essere il limite sopportabile della bellezza di un film. Quanto si possa cogliere delle effettive intenzioni del suo autore, quanto dello sforzo, della passione, della grandezza dell’idea, quanto della fatica e quanto dei suoi pensieri. Si sposta il limite. Ci si consegna, mani e piedi, ad un genio creativo (come lo si può fare davanti a un quadro di riconosciuta importanza), si annulla il precostituito, il bagaglio iconico che ci portiamo dietro e… via. Comincia il viaggio. Un viaggio circolare e metafisico, intriso di luoghi del cuore, della vita e del cinema. Ti torna Fellini ma non è una reincarnazione, è semplicemente questione di potenza e di ambizioni. L’ambizione dell’affresco contemporaneo, ma, sì, il paragone con La dolce vita va benissimo, unita ad una potenza di immagini senza eguali, ad un controllo estetico che riesce a diventare cinema ad ogni inquadratura. Cinema che profuma di vita, e che puzza di modernità. Che rimanda alle terrazze di Scola, aggiornate secondo il più bestiale dei campionari umani, che annega nel passato come in un tempo possibile ( l’unico possibile? ), senza mai diventare mimesi della realtà, ma reinventandola, caricandola a volte, lontano anni luce dal cronachismo squallido, dall’anticreatività che devasta e imbarbarisce cultura, spettacolo, televisione e cinema, in Italia, da un trentennio a questa parte.

Spiace che da Cannes si torni a mani vuote ( ma è difficile identificare un autore più distante da Sorrentino del presidente di giuria Spielberg! ), di certo però abbiamo a che fare con un’opera che rimarrà, la più compiuta ed alta del suo già grande regista, 150 minuti di fiato sospeso in cui è impossibile sezionare e dire: che bravo quell’attore, hai visto che bella quella scena in cui, che bella fotografia, eh…le musiche…

La bellezza non si seziona

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3 pensieri su “Quanto è grande questa bellezza?

  1. Ho visto il film ierisera e a me è piaciuto. Uno dei primi commenti degli amici, con cui sono andata a vedere il film, è stato che è denso di messaggi retorici un po’ scontati.. Forse è proprio questo che voleva il regista: forse è proprio da questa retorica riflessione che bisogna ri-partire per ri-costruire un senso o ri-dare un senso alla nostra esistenza.. Ed è allora forse bene vedere in maniera così enfatizzata il senso di vuoto e di solitudine che emerge da tante storie perché riflette come in uno specchio la vita di tanta gente.. Forse è bene che il pubblico senta dire da uno dei tanti personaggi che compaiono nel film, una santa centenaria, che mangia solo radici perché le radici sono il nostro fondamento.. Forse è questo ciò di cui abbiamo bisogno ora: ascoltare frasi che possono apparire banali sul senso della vita, ma sono utili perché ci siamo dimenticati di tante cose e di tanti valori e non siamo più in grado di cogliere quegli “sprazzi” di bellezza che la vita ci offre..

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