Nuovamente donna

mazzo-di-chiavidi Floriana Simone

Quella mattina aprì la borsa con un gesto insolito, quella mattina decise di lasciare lì le chiavi di casa. Le lasciò lì, sul tavolo, vicino alla tazzina del caffè, bevuto stranamente len-ta-men-te, ancora calda. Non le sarebbero più servite, quelle chiavi.

Si era svegliata da poco, e lui già cercava quello spazio che da tempo lei non ritrovava più. Pazientemente apriva ogni porta, scrutava timorosa ogni cosa e continuava a cercare, per lui, per lei. Sommessamente volgeva lo sguardo su ogni cosa, ancora in movimento per quel vento sollevato dall’incalzante muovere dei suoi passi, e poi girava rapidamente lo sguardo, attenta a non sfiorare nulla di lui, rispettosa del luogo che ancora per poco non avrebbero occupato. Continuava a cercare, a sperare di ritrovare quello spazio mai visto che lui pretendeva e che in ogni modo lei avrebbe inventato, per chiudere, per piangere, per respirare di nuovo, un po’.

Con voce più alta le chiedeva di passargli il giornale e mentre rapidamente scorreva su di esso lei silenziosamente indietreggiava cercando il varco che la porta della cucina, alle sue spalle, le offriva. Quella porta, ora amica e più volte complice di un dolore temuto e troppo spesso provato. Quante volte le sue labbra contorte avevano baciato quella porta e sentito quel sapore di vernice ad acqua e legno, quante volte i suoi occhi erano stati costretti a studiarne venature e colori, tra lacrime e rimpianti… Ora non la temeva, cercava la sua vicinanza, l’accarezzava, si sosteneva ad essa. E quel giornale, che a breve troppo da vicino avrebbe letto assaggiandone la carta, ferendosi con quelle pagine sottili, taglienti.

Il tempo era scaduto e lei lo sapeva. Allora, rassegnata, mostrò lui quello spazio, freddo ed immenso, che ancora una volta le avrebbe svuotato il cuore. Lui prima, come ogni volta, stringeva, spingeva, costringeva e ancora offendeva con la sua mano pesante; poi, come ogni volta, il fruscio veloce di quelle pagine al petrolio le fece girare il capo, di colpo, ancora una volta fino alla porta, la solita, che l’avrebbe accolta per il tempo necessario, accarezzandole il viso sino ad inglobarlo. Così quello spazio immenso diveniva un punto, un unico punto in cui si richiudeva tutto. Così andava. Alle sue spalle, la furia di chi non aveva troppo tempo, le tirava su o giù ogni cosa e cominciava con quel ritmo incalzante, fino a farle dimenticare di esistere. Così andava quando lei inventava quello spazio e, lei, lo sapeva; quando invece non lo faceva, subiva una violenza che molte più parti del suo corpo avrebbero percepito e ricordato e che assurdamente si insinuava nella memoria dietro le mentite spoglie di un rinnovato, insignificante, spaventoso: ti amo.

Quella mattina lei aveva deciso. Lasciò le chiavi di casa lì sul tavolo, non le sarebbero più servite. Quella mattina andò via, scura nel volto, ma con la luce nel cuore. Non tornò più indietro.

Quella mattina, lei tornò nuovamente donna.

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13 pensieri su “Nuovamente donna

  1. Struggente… Parole forti che incidono l’anima….. immagini ora velate ora prepotenti che si susseguono e si intrecciano in un gioco di disperazione e di speranza. E quelle chiavi…… abbandonate sul tavolo, la donna che che si avvia trepidante ma sicura verso la sua libertà……….
    Bellissimo, Floriana!!!!
    scrivi ancora ❤

  2. Brava Flo, non sapevo scrivessi! Bellissimo il personaggio femminile, coraggioso e forte nel suo ribellarsi al carcere dell’esistenza e scegliere la via della libertà. Ti abbraccio Gab

  3. Eludendo, scientemente, biechi e inutili particolari, con una rappresentazione espressiva che focalizza, invece, l’attenzione sull’aspetto psicologico di una donna, sì affievolita nello spirito, ma non ancora vinta, una donna che ha imparato a separare dal corpo l’anima, hai saputo dare un apprezzabile contributo di coraggio a colei che, similmente giogo di altrettanti soprusi, dovesse imbattersi in questo breve ed intenso racconto.
    Brava, davvero!

  4. Complimenti Flo! E’ un testo veramente bello ed emozionante, ho temuto fino all’ultimo un “altro” finale. Compatto, coinvolgente, profondo. E’ la storia di una nascita, mi piace moltissimo.
    BRAVA !

  5. …sapevo che scrivevi bene … ma questo, veramente, è molto di più !!!! Esprimere le proprie idee in maniera brillante e arrivare al cuore di chi ti legge! Per me, tuo padre, una piacevolissima sorpresa; continua a scrivere … anche qualcosa di più impegnativo; sarò uno dei tanti a bearsi del tuo fantastico fraseggio. Babbo.

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