Guardando Reality e aspettando Sorrentino

Reality_h_partbdi Elvio Calderoni

A pochi giorni dall’esordio, a Cannes, dell’attesissimo debutto di La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, è bello fare i conti, un anno dopo, col destino dell’ultima opera dell’altro enfant prodige del nostro cinema: Matteo Garrone e il suo Reality.

Visione d’insieme che, nel suo farsi, diventa ritratto esasperato di una follia. Reality, purtroppo, non ha avuto il consenso di pubblico che si attendeva (dopo l’enorme successo di Gomorra), colpa anzitutto di una distribuzione tardiva che non ha sfruttato la grancassa festivaliera e l’entrata nel palmares di maggio 2012 per scegliere un’uscita suicida autunnale, lontana sia da Cannes che, forse, dallo stesso tema al centro del film.

Sì, è forse opportuno dire che siamo entrati, vivaddio, nell’epoca del post-reality show. L’ultimo Grande Fratello, oltre a non aver prodotto divi, è stato un fiasco di ascolti e di interesse dell’opinione pubblica senza precedenti. La rabbia per questo stato di cose (artisti sconosciuti contro divi improvvisati grazie a un’entrata nella casa),  che all’epoca della produzione di Reality infuocava il mondo del cinema, del teatro e della televisione. Garrone deve averla ben assorbita tanto da farsi tentare, sulle prime, dall’affresco grottesco-sociale, per poi virare verso un ritratto meno corale.

L’incipit di Reality è straordinario: quei matrimoni multipli nelle ville (figura della casa del Grande Fratello), con quel campionario all’eccesso di cattivo gusto e orizzonti zero, sono pagine da antologia, visionarie ed iperrealistiche al tempo stesso. Quando la narrazione si avvita sul caso singolo del protagonista, che diventa folle come un personaggio pirandelliano, vittima della sua stessa ossessione, il film denuncia la propria “storicità”. Il suo farsi documento, purtroppo (o per fortuna!) fuori tempo massimo. E’ singolare come laddove Garrone spinge al massimo l’acceleratore sulla surrealità, Reality perda terreno e visionarietà, nonchè forza espressiva. Intendiamoci, Garrone rimane una voce “enorme” del nostro cinema portatore e figlio di un pensiero debole ma probabilmente avrebbe giovato, per compattezza e rigore contenutistico, oltrechè stilistico, un allargamento del campo, una coralità a tutto tondo fino alla fine, invece di imboccare, un po’ inaspettatamente, la strada del racconto morale.

Ma la riuscita a metà di Reality se non getta alcuna ombra sul talento certo del suo regista, potrebbe, e lo speriamo!, fungere da apripista ad un trionfo internazionale di Sorrentino, un anno dopo, sempre a Cannes

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3 pensieri su “Guardando Reality e aspettando Sorrentino

  1. Pingback: Le recensioni d’autore: Reality visto da Elvio Calderoni « PaginediTeatro

  2. Concordo con l’analisi di Calderoni circa il film Reality. Effettivamente è stato distribuito con molto ritardo perdendo anche l’effetto attesa. Credo però che il tema sia statlo ignorato volutamente dal pubblico italiano, e che il Grande Fratello è ormai tramontato.
    gilbtg

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