Se il cielo non è più un quadrato blu

casupoledi Marco Maresca

La strada che porta a Contremoli sembra un fiume asciutto. Nella polvere sollevata dai passi, pietre bianche, levigate dal tempo, accompagnano il viandante come le stelle nella notte dei naviganti. Ogni contremolese le conosce una per una e mentre cammina le guarda con occhi benevoli. Le pietre sembrano dire ogni volta che le colline sono lì che aspettano. E che ormai non c’è più alcun pericolo.

Già, le colline. L’uomo si era fermato davanti a quei profili arrotondati che un tempo lo accompagnavano per tutto il giorno. Da piccolo pensava che le colline fossero fatte di terra buona e gentile, di prati su cui sdraiarsi e alberi sotto i quali cogliere l’ombra. Crescendo capì che quella stessa terra era stata creata soltanto per essere zappata, che era così da sempre e che per sempre lo sarebbe stato. Per lo meno finché fosse esistita nelle mani e nella mente dei contadini. Gli uomini che vivevano su quelle colline non potevano fuggire da questo destino. Così, diventato uomo, se ne andò. Anche se si sentì un traditore.

Altri orizzonti lo avevano accolto, altre parole nelle ore di luce e nelle notti affollate. Vent’anni era stato lontano da quel silenzio, da quel sudore che puzzava di vino e di fieno. Aveva conosciuto uomini senza terra e senza Dio, e imparato da loro una lingua nuova. Nella libertà delle strade di città aveva creduto di poter trovare un altro senso alla sua vita, che non sapesse di sudore e di fatica senza speranza. Tra la gente in abiti puliti aveva sperato di poter indossare finalmente un cielo buono e gentile, calato sopra un orizzonte non più arrotondato.

 Già, aveva sperato. Mai avrebbe pensato che il suo tradimento sarebbe stato punito in modo tanto duro.

 Ora era di nuovo davanti alle colline di Contremoli. Ed era solo. E l’odore che lo avvolgeva era ancora quello della terra. Respirò a fondo, riconoscendo ogni sfumatura dell’aria. Come un figlio divenuto cieco riconosce la madre nell’unico suo odore di madre. Poi, nel calore insopportabile della campagna arsa di luglio, asciugando il sudore della fronte con un braccio, levò gli occhi al cielo. Che gli parve nuovo, come non poteva più ricordare. Vent’anni era stato in prigione. Per vent’anni aveva visto il cielo soltanto durante l’ora d’aria, incorniciato da muri alti e grigi. Un cielo quadrato e sempre uguale. Un quadrato blu.

 

 

 

 

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