Rodari: il manuale delle favole/4 (Ultima puntata)

Gianni Rodari quattroLa grandezza degli scrittori sta anche nel dare veste serissima e programmatica ad idee che almeno una volta ci hanno attraversato la mente per poi però perdersi  irrimediabilmente fuori della memoria. Tanto più quando si era bambini. Cosa dire altrimenti di questi ultimi suggerimenti del manuale Rodari che il grande scrittore pubblicò sul paese sera nel febbraio 1962 e di cui vi abbiamo già dato conto in una prima, seconda e terza parte?Guardate questa definizione qui: “L’incarnazione della metafora”…vi sembra una cosa intellettuale? Siete certi? E allora leggete come ce la imbandisce il nostro :
” Si prenda la metafora ‘egli aveva un diavolo per capello’, ma si prenda alla lettera, narrando la tragedia di un signore a cui spuntano in testa migliaia di diavoli, al completo di corna, piede caprino e puzzo di zolfo. Sua disperata ricerca di un metodo per diventare calvo. Altro esempio: ‘egli piangeva come una fontana’. Descrivete le terribili conseguenze di un’inondazione originata dalle lagrime del poveretto: stanze allagate, si chiama l’idraulico, eccetera. ” Chissà cosa ne avrebbe detto il signor Freud…

E quest’ultima parte del “metodo Rodari” abbonda di varianti di sapore linguistico. Ecco ad esempio il buon uso del “prefisso fantastico” attraverso il quale si creano situazioni paradossali solo con l’inserimento di qualche innocente letterina. Si prenda ad esempio –spiega Rodari – una lettera qualunque, ad esempio la lettera “’esse’, e la si collochi davanti a qualsiasi parola. A un certo punto, si otterrà una parola fantastica producente, ossia piena di favola come un uovo è pieno del suo pulcino. Per esempio la parola ‘stemperino’: essa indicherà, ovviamente, il contrario del temperino. Invece che a temperare le matite servirà ad allungarle, quando sono state troppo temperate. Sua utilità nelle scuole. Proteste dei cartolai, eccetera”.
La sintesi che opera Rodari di questo procedimento è fulminante ed esatta “Dicesi prefisso fantastico qualsiasi prefisso capace di lanciare una parola vecchia in una favola nuova”. Lo si può sfruttare ad esempio, nel caso dell’ombrello, preponendogli il prefisso ‘anti’. Certo, bisogna fare attenzione, conclude lo scrittore perché lasciandosi trasportare dall’inventiva fantastica si può trascurare la banale evenienza  che certe cose sono state già  inventate. Lui infatti una volta ha provato  “ ad applicare questo sistema arrivando agevolmente a inventare lo ‘smacchiatore’. Ma mi è stato osservato che esso esiste da un pezzo, anzi, ne esistono numerosi tipi, che si fanno una spietata concorrenza. Provando, a caso, il ‘prefisso fantastico’ bi ho ottenuto senza troppe difficoltà un bicane, cioè, apparentemente, due cani in uno: ma lì mi sono fermato in attesa di sviluppi che non sono venuti. “

A tutti comunque spetta il compito di tener viva la fiammella della fantasia e di uno sguardo diverso sul mondo. Il che si traduce in un ulteriore suggerimento metodologico che va sotto la definizione di “Paese della Cuccagna
“ Il senso dell’utopia, un giorno, verrà riconosciuto – avverte Rodari che così fa eco a Robert Musil – tra i sensi umani alla pari con la vista, l’udito, l’odorato, ecc. Nell’attesa di quel giorno tocca alle favole mantenerlo vivo, e servirsene, per scrutare l’universo fantastico. Si prenda un oggetto qualsiasi e lo si collochi in un paese d’utopia, o di Bengodi, o di Cuccagna. Si tratti, ad esempio, di una sedia. La sedia sarà, come minimo, a motore. ‘La sedia a motore’ sia il titolo della vostra favoletta. Si prenda ora qualche altro elemento del paesaggio domestico. Per esempio, la domestica vera e propria. E’ indubbio che sarà un robot. Lavorerà giorno e notte, perché le macchine non possono dormire. Supponiamo invece che il robot domestico, osservando i padroni che dormono e sognano sia preso dal desiderio di imparare a dormire. Suoi sforzi inutili. Prova ad accendere la radio, a leggere il giornale, a contare le pecore; niente. Completate la favola a piacere.”

Ci sono poi ulteriori consigli come quello di far diventare il personaggio una cosa (ad esempio, un capitano di una nave diventa imbuto e quando chiede al mozzo di versare l’acqua sul ponte, la stessa va a finire nell’imbuto) o rovesciare una favola (mentre a Pinocchio le bugie allungano il naso, si può prevederne l’effetto contrario, ma allora il personaggio deve essere diverso: un elefante ad esempio, la cui proboscide diventa sempre più piccina) (4. Fine)

 

 

 

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