Per sempre

CurvaSud2

di Paolo Marcacci

Quando la conobbi, aveva ben poco di attraente: di lei si poteva dire soltanto che chi le si avvicinava sarebbe stato destinato a soffrire, prima o poi.

Forse me ne innamorai proprio per questo. Per farmi del male, un male che avrei ricercato più d’una volta, come se le precedenti non mi fossero bastate e non m’avessero insegnato nulla. Cominciò a far parte della mia vita così, meritandosi quel poco che basta per non farsi odiare. Io che della vita non sapevo nulla non feci neanche lo sforzo di resisterle: non sapevo a cosa sarei andato incontro per tutto questo tempo; un tempo che a ripensarci non saprei immaginare senza di lei. Mi ha rubato l’anima in un colpo solo, restituendomene un pezzettino alla volta: gioie immense in un mare di amarezze, di malumori, di un tempo che se fossi stato saggio avrei impiegato altrove, con un altro stato d’animo, senza che fosse lei a decidere dei miei sorrisi o del mio sguardo a terra.

Mi ha illuso spesso, forse non per colpa sua: è che ha sempre saputo promettere, in un modo o nell’altro e ancora oggi se penso al nostro futuro mi sembra di vedere una felicità immensa, quella che ci spetta di diritto. La testimonianza migliore del fatto che non ho imparato nulla, che certi amori sono una condanna di cui non puoi fare a meno.

E a tutti quelli che non capivano, che mi prendevano per pazzo, io rispondevo che non sapevano cosa si perdevano. Anzi, lei si faceva amare un po’ di più proprio quando quando qualcuno mi esortava a lasciar perdere, proprio quando si sforzavano di convincermi che stavo perdendo tempo.

Per ogni volta che mi è apparsa bellissima, che mi ha tolto il fiato; per le tante altre in cui s’è fatta maledire, in cui ho pensato che l’avrei abbandonata al suo destino, ricordo dove mi trovavo e persino com’ero vestito. Per ogni volta che ho pensato di lasciarla, mi torna alla mente la nostra riconciliazione. Ecco perché, comunque vada, so che il giorno in cui chiuderò gli occhi, senza sapere chi ci sarà ancora accanto a me e chi mi avrà abbandonato, un ultimo pensiero sarà per lei, con cui nel frattempo avrò trascorso la vita.

Era il 6 maggio del ’79 e non mancava molto alla fine, nei miei ricordi fu De Nadai a mettere in mezzo il pallone che Pruzzo mise in rete. Acciuffammo il pareggio, 2-2 e la salvezza, contro l’Atalanta. Mi innamorai della Roma così, perché l’Olimpico era pieno di gente che aveva pagato un biglietto pur di soffrire.
Avevo sette anni.
Sono ancora lì.

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Un pensiero su “Per sempre

  1. Sai cosa mi piace di te Paolo? Che fino alla fine non mi fai capire, mi lasci quel senso di attesa, di svelamento e poi la sorpresa finale. A volte mi cimento anche io in questa scrittura, ma non credo di avere la tua capacità di “catturare”. Non diventerò romanista nè tantomeno tifosa di calcio, ma mi hai trasmesso questa nuova specie di amore, e almeno ora la comprendo di più.

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