Rodari: il manuale delle favole/3

RODARI_LibrerieFeltrinelliEccoci alla terza parte del metodo Rodari per inventare favole, che segue come nella prima e nella seconda il percorso delineato nei due articoli pubblicati dall’autore della Grammatica della fantasia, sul quotidiano Paese Sera il 9 e il 16 febbraio 1962. Proseguendo nella sua puntuale trasposizione del misterioso manuale pervenutogli in tedesco, Rodari passava a suggerire dei veri e propri sistemi. Nel primo, spiegava, la fantasia agisce “come da dentro a fuori” e per questo gli affibbiava la definizione di metodo “Lazzaro. Alzati e cammina”. In breve, specificava Rodari “in ogni oggetto che vi circonda è contenuta una favola, ma vi è contenuta allo stesso modo che Lazzaro nella tomba. Per liberarla, occorre qualcuno che sappia pronunciare al momento giusto le parole giuste. Questo sistema si riattacca al principio dell’animazione. Tutto può essere animato, ad ogni oggetto può essere attribuita una personalità. Prendete una sedia, animatela. Avrete una persona che penserà ed agirà e avrà reazioni umane nelle condizioni materiali di una sedia, avrà simpatie ed antipatie, desideri e capricci. Eccovi una sedia che non può sopportare di sostenere il peso di persone con i baffi. Sopporterà un grassone, un elefante, una banda musicale al completo; ma non un mingherlino coi baffetti sotto il naso. Ogni volta che si annunciano dei baffi la sedia scappa. Inutile rabbonirla, cercare di imbrogliarla, farle violenza. “

 

Per il secondo sistema Rodari attingeva alla letteratura americana, individuando un metodo “Hawthorne”, intitolato all’autore della Lettera Scarlatta, noto anche per aver scritto un ‘opera dal titolo “Racconti raccontati due volte”. Come è attuabile nella prassi questo sistema? Nulla di più semplice spiegava Rodari

“Si tratta, in sostanza, di esercitare la fantasia su racconti già pronti, conservandone la struttura e, volendo, anche i personaggi, ma variando la vicenda e i particolari secondo diversi schemi. Esempio: prendete la storia del Re Mida (il quale, com’è noto, trasformava in oro tutto ciò che toccava) e raccontatela per la seconda volta ambientandola nella Nuova York del ventesimo secolo. La prima cosa che Mida trasformerà in oro sarà ovviamente la sua automobile, o il suo telefono, e ciò vi permetterà di creare facilmente un’infinità di variazioni. La stessa storia può essere raccontata per la seconda volta cambiando i nomi dei personaggi, introducendo una variante nelle loro caratteristiche principali. In questo caso si conserva solo la struttura iniziale della storia di partenza. Mida trasforma in oro tutto ciò che tocca, ridotto agli elementi strutturali, è: A che trasforma in B ogni C su cui esercita l’azione D. Partite ora da questa struttura e potrete avere, per esempio, un personaggio che trasforma in acqua tutto ciò che tocca; una signora che trasforma in ombrellini tutti i paracarri che urta con la sua automobile; un guardiano dello zoo che trasforma in giraffe tutti gli animali a cui dà da mangiare; un frate che trasforma in biciclette tutti i fedeli che tocca col suo cordone, eccetera”.

Ed è questo un sistema che permette una varietà infinita di combinazioni e realmente consente alla fantasia di procedere con grande inventiva ma abbinata al rigore, tenendo sempre presente il punto di partenza, il racconto, per così dire, primario. Ma, chiosava Rodari, attenzione a non fare come il misterioso compilatore del manuale e a non diventare troppo pedanti, perché le combinazioni vi possono portare talmente all’interno di minuziosi dettagli da farvi rimanere intrappolati nella vostra stessa rete.

 

 

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Un pensiero su “Rodari: il manuale delle favole/3

  1. Grande questa lezione di Rodari 🙂 alla base delle riscritture delle fiabe, che per loro natura posso essere riscritte e riscritte, ma con attenzione…. come dice Rodari, ci vuole un punto di riferimento. Infatti, ci sono riscritture riuscite, che diventano classici a loro volta, e altre decisamente no.

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