Controcanti

duettodi Elvio Calderoni

Controcanto: Melodia secondaria che si sovrappone o sottosta alla melodia principale. Ecco qui. Già questa definizione suona democratica, potenzialmente rivoluzionaria, libera. Ovvero: il controcanto è, certamente, secondario rispetto alla melodia di base ma può sovrapporsi ( quindi non equipararlo, ma proprio stare sopra! ), oppure sottostare ( tornando quindi secondario ).

La “pratica”, oltretutto, non si esaurisce nella scelta di campo del gioco di forza che va a creare con la voce primaria. Si può infatti scegliere tra controcanto di quinta, il più tradizionale, di terza, assai più interessante, fino a variazioni sul tema meno orecchiabili ma ancor più contrappuntate, una fra tutte quello di nona.

E le parole? Anche in questo caso, ampio spazio alla creatività, sia dell’autore che dell’interprete. Le stesse della melodia di base? Certo, perchè no? Diverse del tutto? Scelta assai significativa, meno scontata e meno comprensibile, forse, ma assai meno abusata.

Stiamo parlando di duetti, ovviamente, di duetti canori. Dell’incontro tra due persone ( artisti? Spesso sì ) cui piace mettere insieme le forze e sviluppare un progetto ( una canzone ) insieme. Possono farlo facendo una strofa per uno per poi incontrarsi nel ritornello.

Possono farlo arrivando ( la seconda voce ) a tre quarti del pezzo, una sorta di cameo musicale, ad impreziosire il tutto, una specie di “ospitata” che però trattiene ben poco della democrazia che sottende al concetto di duetto stesso e, adesso ci torniamo, di controcanto.

Possono farlo cantando tutto insieme, stesse parole e stesse note: scelta talmente in disuso da risultare quasi rivoluzionaria, ma di certo poco interessante dal punto di vista musicale.

Possono farlo, appunto, arricchendo di controcanti il brano, ovvero, come dicevamo in sede di definizione, ripetere la melodia una quinta sopra, una terza sopra etc.

Rimanendo in campo di musica leggera  italiana, tra i duetti che, in modo più singolare, abbiano utilizzato il controcanto, a memoria d’ascoltatore, citerei STELLE DI STELLE con Claudio Baglioni e Mia Martini, DESTINO con Rossana Casale e Tosca e, punto meno pop della loro carriera, PER TE con Paola e Chiara Iezzi.

Nella prima, del 1990, abbiamo il controcanto al suo apice: parole diverse che si incontrano in rarissime occasioni, melodie che si scontrano quasi, per abbracciarsi quel poco che basta per non allontanare l’occasione. E un testo che è un inno all’essere artisti, stelle appunto, disperate e notturne, autocritico quanto immodesto, per due voci che sono, o sono state, due modi di essere, punti di riferimento irrinunciabili del panorama della musica italiana degli ultimi 40 anni.

In DESTINO ( 1987, con la sola Casale, ripreso in seguito in duetto ), le due voci, che si inseguono durante tutto il brano, si “trovano” nel finale, intensissimo, quasi una lezione di controcanto perfetto! Le parole accompagnano, sospese e rarefatte, il brano in maniera straordinaria.

Altro duetto tutto al femminile, perdipiù sororale e non per una sola occasione, quello di PER TE ( Sanremo 1998 ) in cui le sorelle Iezzi, sfoderano un unisono piuttosto corretto che va a diversificarsi in varie parti della canzone. In questo caso, il testo non appare di grosse pretese, ma le voci, anche live, si muovono con agilità nella melodia e nei suoi controcanti, dall’inizio alla fine.

Sottostare e sovrapporsi. La magia del duetto, e del controcanto come cuore del duetto stesso, fa immaginare un mondo in cui due universi, due destini, si incontrano rispettandosi, innamorandosi un po’, duellando. Come dire, amore e dolore.

Metafora della vita, probabilmente.

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