Rodari: Il manuale delle favole/2

Rodari: la torta in cieloAltri due metodi elementari per irrobustire la vostra diposizione fantastica. Nel citato articolo che abbiamo iniziato a riassumere nella prima parte di questo testo, Gianni Rodari si diffonde ulteriormente in consigli e avvertenze anticipando in un certo senso i creatori del fortunatissimo Shrek…proprio là dove parla di “insalata di favole”. Il metodo, spiega “consiste nel combinare i personaggi di favole diverse per ricavarne favole diverse, in cui l’intreccio nascerà dallo scontro delle diverse caratteristiche dei personaggi scelti. Esempio: Pinocchio e i Sette Nani; Giona e il Pirata Uncino; Biancaneve e i Quaranta Ladroni; Cappuccetto Rosso e la Bella Addormentata nel bosco. (In quest’ultimo caso, secondo il nostro Otto, il lupo dovrebbe mangiarsi la Bella, che non si sveglierebbe nemmeno nell’istante cruciale, e il cacciatore, nello sventrare l’orso per liberare la nonna, ci troverebbe invece una bellissima principessa da sposare subito…) “

Insomma, c’era già in nuce in questo ragionamento l’orco brutto che rinuncia a diventare principe per sposare l’amata e altrettanto brutta orchessa.  Ed è un ragionamento questo che ci introduce al metodo successivo: quello che gli inglesi chiamano il what if e che in qualche modo somiglia alla cosiddetta narrativa ucronica, quella per intenderci per cui lo scrittore immagina un’Europa contemporanea in cui Hitler ha vinto la seconda guerra mondiale. E Rodari definisce questo metodo  esplicitamente quello del “cosa succederebbe se”, con tanto di puntini puntini, dai quali ripartiamo, citandolo integralmente

“… e le ipotesi favolose sono infinite. La gente ha il torto di non accorgersene: ma in fondo quanta gente si è accorta dell’esistenza delle onde hertziane prima degli esperimenti di Hertz? La favola, in questo caso, nasce dalla combinazione di un qualsiasi soggetto con una qualsiasi domanda. Sia il soggetto “la Sicilia”. Che cosa succederebbe se la Sicilia cominciasse a navigare? Tutto qui. Una mattina gli abitanti di Messina, al risveglio, si accorgono che Reggio Calabria, dall’altra parte dello Stretto, si è allontanata di parecchie miglia. La Sicilia ha salpato le ancore, ha tolto gli ormeggi, ha spiegato le vele al vento. Essa naviga in direzione di Gibilterra alla velocità di venti nodi all’ora. Allarme geografico-internazionale. Episodio marginale di un “ferry boat” partito da Reggio, che insegue la Sicilia attraverso il Mediterraneo occidentale. Passerà da Gibilterra? Non passerà? Ecc. Altro esempio, sempre con il soggetto indicato. Che cosa succederebbe se la Sicilia volasse? Che cosa succederebbe se la Sicilia perdesse i bottoni? Quest’ultima ipotesi è nata dall’accostamento assolutamente casuale tra il soggetto e una domanda scelta a caso in un libro. L’incoerenza è più apparente che sostanziale. Una facilissima riduzione al concreto particolare narrativo permetterà di narrare la storia del giorno in cui da un capo all’altro della Sicilia, tutti i bottoni di tutti i vestiti, come per un magico segnale, abbandonarono il loro posto di lavoro. Seguiranno alcune descrizioni. Ecc. Altri esempi, con altri soggetti: Che cosa succederebbe se un coccodrillo bussasse alla vostra porta chiedendovi un po’ di rosmarino? Che cosa succederebbe se il vostro ascensore precipitasse al centro della terra? 0 schizzasse fin sulla Luna? E cosi via.”

Da notare che per concludere Rodari invitava i lettori a cimentarsi nell’esercizio personale di scrivere duecento domande del tipo “cosa succederebbe se…” avendo come soggetto “la Sicilia, la pipa, una giraffa, la Regina d’Inghilterra”. Vogliamo provarci anche noi?

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