La relazione

aspettare-telefonatadi Cetta De Luca

“Tu hai una relazione.” La guardo alzando un sopraciglio, sorpresa. “Perché pensi che io abbia una relazione?” “Te lo leggo negli occhi.” Che specchio incredibile sono i nostri occhi. Dobbiamo velarli più spesso, perché non possa trasparire l’anima. “Ti sbagli. Non ho una relazione. O almeno non come la intendi tu. Provo qualcosa di bello, ma questo è tutto.” Che poi cos’è una relazione. Il termine generico significa “collegamento che sussiste fra determinate entità”. Entità che interagiscono tra loro. Quindi anche una telefonata può indicare una relazione. Il guaio è quando ci sono di mezzo i sentimenti. Una telefonata non basta. Allora io NON ho una relazione.

“Noi abbiamo una relazione, questa è la realtà.” Anche lui. Deve esserci un virus. “Ma cosa dici? Non ci vediamo mai, non ci sentiamo quasi mai, di che relazione parli?” Non basta sentire che l’altro esiste, non basta pensarlo, desiderarlo, amarlo.  Una relazione si consuma ogni giorno, o almeno si assaggia ogni tanto. Ci sono scambi, ci sono scontri e incontri, ci sono pezzetti di vita condivisi. Noi non abbiamo nulla di tutto questo. Eppure io mi sento “impegnata”. Che strano.

Anche oggi il telefono è muto. Sto qui che lo guardo ma nulla, non squilla. Da quanto non sento la tua voce? Tanto, troppo tempo. Cerco tracce di te con tutti i mezzi disponibili. Nulla. Scomparso. Potrebbe averti risucchiato un terremoto, io non ne saprei niente. Forse percepirei la tua assenza, nel cuore, nell’anima, come un tuffo improvviso in una crepa dell’amore. E intanto sto qui, misurando l’attesa tra una quotidianità e l’altra. Il tempo ormai è scandito da queste attese, e se conto i minuti che poi mi regali la mia vita si contrae a tal punto che pare proprio io abbia vissuto pochissimo.

“La nostra relazione ci distruggerà.” È questo “ci” che mi lascia perplessa. Non è che io poi conti molto in questa storia senza senso. Non decido nulla. Tu telefoni, tu mi scrivi, tu decidi quando e come. Io aspetto, e basta. Come Penelope tesso la tela di giorno per disfarla la notte, nell’illusione che riavvolgendo il filo tutto possa ricominciare daccapo, dallo stesso identico punto per poi svolgersi secondo una trama diversa. Quella in cui tu mi cerchi ogni giorno, quella in cui sali su un aereo al volo per farmi una sorpresa, quella in cui mi dici che domani, e dopodomani, e domani l’altro ancora starai con me perché è con me che vuoi stare.

“Io non ti amo in realtà, però noi abbiamo una relazione.” Ecco. Ci sono forze che non riusciamo a determinare in anticipo, non ne conosciamo la potenza, altrimenti staremmo alla larga. Perché strappano a brandelli ogni nostra convinzione, ogni certezza, e poi è complicato rimettere insieme i lembi. Non combaciano più. Avevo la sensazione che il tuo non fosse amore. Me ne farò una ragione, forse, chissà.

Mi è caduto il cellulare in acqua. E pure il notebook. Caduti…diciamo che incidentalmente hanno preso una direzione contraria a quella che la logica avrebbe supposto. Mi hanno preceduta nella vasca da bagno, tutto qui. Ho dovuto resettare tutto. Ho dovuto anche cambiare la scheda telefonica. Solo il numero è rimasto attivo, conservato in una memoria virtuale dove i bit non muoiono mai. Anche la mia memoria si è resettata. Cancellato tutto, la rubrica, le email. Ah! Che pace quando si fa pulizia. A volte il destino (destino?) aiuta.

Sta vibrando. Il telefono. Che strazio…proprio adesso che mi stavo rilassando. Chi sarà? Mmmmm. Non lo conosco. Questo numero non lo conosco. Se fosse qualcuno con cui parlo abitualmente lo ricorderei, nonostante la mia scarsa memoria. Nei recessi del mio recente passato ce ne sarebbe traccia. No. Questa sequenza di numeri non mi dice proprio nulla. Non rispondo. Ora voglio godermi questa quiete, nessuna parola, né parlata né scritta, a turbare il tempo che mi sto regalando. Al diavolo pure il pc. Quando il tecnico me lo avrà riparato scoprirò se è crollato il mondo durante la mia assenza. Nel frattempo Ssssttt….silenzio.

Niente. Nessuna traccia. Potrebbe averla risucchiata un terremoto e io non ne saprei nulla. Eppure non percepisco la sua assenza nel cuore, nell’anima. Quindi sta bene. Ma allora dov’è? DOV’E’? Che relazione abbiamo se neppure parliamo al telefono? E non so neppure dove cercarla. Non so che fare. Non so…credo che dovrò chiamare l’agenzia. Sì, devo cancellare il mio volo.

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