Escursione

faggetadi Paolo Marcacci

– Questo forse è il vero silenzio…-

Ebbe modo di fare questa considerazione sdraiato sul muschio soffice, tutto sommato comodo nonostante le irregolarità del terreno che sentiva sotto di sé. Aveva mai apprezzato un’ombra simile? Il sole a picco, tirannico qualche metro più in là e lui lì sotto, al riparo, tra i fusti dei…Faggi? Querce? Cos’erano? Prima gliel’avevano anche detto, per la verità ma già se n’era dimenticato…Non sarebbe mai diventato un grande botanico, neppure ci teneva. La natura restava così un mistero ancora più grande, quindi più affascinante che per gli altri, tutti esperti o presunti tali.

Il vero silenzio era per lui quello del vento che sibilava tra i rami, il contrappunto del verso di qualche rapace su in alto, uno scricchiolio ogni tanto: lucertole? O forse un topolino di quelli che non gli facevano schifo come gli altri, visto il contesto. Magari uno scoiattolino, visto che sentiva cadere qualcosa ogni tanto, sul tappeto di foglie umide, sui funghetti che per lui avevano la stessa probabilità di essere prelibati o letali, sulle chiazze di muschio che avevano invaso anche le grandi pietre qualche metro più su.

-Quant’è buona l’acqua…- Pensò bevendo una sorsata abbondante dalla borraccia piena, gialla come un limone e che per questo gli metteva allegria. È vero sempre, ma ci riflettiamo solo quando abbiamo sete, pensò prendendosi in giro da solo per quella pillola di retorica.

“Nessuna rete” recitava da qualche ora il display del cellulare; questo di solito lo gettava nell’ansia: ansia di non essere reperibile al momento giusto, ansia di non poter raggiungere, di non arrivare. Dove? Gli veniva ora spontaneo chiedersi. I belati in lontananza non si capiva se si avvicinassero o si allontanassero: scherzi del vento, che sembrava portare l’eco dentro di sé. Gli venne in mente che la cosa più naturale sarebbe stata addormentarsi per un poco: il privilegio della pennichella, che nella vita di tutti i giorni agognava, sublimandola in un caffè di troppo al distributore automatico. Neanche gli scarponi da trekking davano fastidio, nonostante il peso, vista la posizione che s’era scelto.

– Dovremmo sempre scegliere la posizione migliore, invece di aspettare che sia lei a sceglierci…-

Si sorprese a pensare e in un lampo, come quel raggio che filtrava tra i rami, ebbe chiaro di aver trovato la forza: avrebbe lasciato Margherita, cosa che doveva fare da un anno e mezzo almeno. Per vigliaccheria aveva aspettato, troppo, che fosse lei a prendere la decisione. Lei che per una sorta di ripicca non l’avrebbe presa. Confortato da quel presagio di svolta, si assopì per davvero. Le voci di percepivano appena, ma chiaramente venivano in salita; le palpebre si stavano comportando come un sipario dolce, rispettoso. Quanto aveva dormito? Ma soprattutto: cosa importava?  I soccorritori arrivarono dopo un quarto d’ora: gli avrebbero legato il braccio al collo alla bene e meglio e lo avrebbero accompagnato per il sentiero più comodo alla guardia medica giù a valle, dove gli avrebbero ridotto la lussazione alla spalla. Scommise con se stesso che appena fosse tornato il segnale, avrebbe trovato qualche messaggio di Margherita, incazzata nera. I soccorritori si scusarono per il tempo impiegato; rispose che invece c’avevano messo quello giusto.

Lui sorrise nonostante il dolore, quelli ovviamente non capirono.

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2 pensieri su “Escursione

  1. Da questo racconto si imparano alcune cose importanti. Che dobbiamo imparare a riprenderci il nostro tempo. Che non bisogna mai lasciare un uomo da solo e in silenzio per troppo tempo.

  2. E così uno scivolone nel bosco e il farsi male si trasformano in un’opportunità: di fermarsi a riposare mente e cuore su dettagli piccoli, ma non insignificanti, che nella vita ci colpiscono, ma scorrono veloci (sarà veramente retorico pensare “quanto è buona l’acqua”? E il giallo della borraccia? Se il pensiero ci si ferma, ci sarà una ragione), e di prendere decisioni importanti. Quell’isolamento temporaneo si trasforma anche nel luogo interiore nel quale fare luce sui propri sentimenti e raccontarseli senza ansia, con la levità e il respiro che vengono dal silenzio.

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