Goldrake e quello sbarco in tv 35 anni fa

goldrakedi Roberto Arduini

Non era il più bello e nemmeno il più famoso. Aveva un”aria country e dei nomi stranissimi. Eppure fu il primo per l”Italia e questo bastò. Quando Goldrake
arrivò in Italia, nessuno conosceva cosa fossero i manga e gli anime. Ma quel
martedì 4 aprile 1978 se lo ricordano in molti: e Atlas Ufo Robot entrò in
quella che divenne la storia dei cartoni animati giapponesi in Italia. Sono
passati 35 anni da quando venne trasmessa su Raidue la prima puntata, introdotta da Maria Giovanna Elmi. L”annunciatrice Rai raccontò del successo all”estero
di questi «particolari cartoni animati». Atlas Ufo Robot Goldrake aveva già una
lunga carriera dietro di sé. Intanto, si chiamava “Ufo Robot Grendizer”, era una
serie animata prodotta in Giappone dalla famosa Toei Animation. Era stata ideata da quel genio di Go Nagai, ispirata al suo manga (fumetto), che nel Sol Levante spopolava da tempo. L’autore da allora creò un genere che ancora dura, quello dei “robottoni”. Fu trasmessa dal 1975 al 1977 in 74 episodi. In Italia arrivò quel fatidico martedì e gli occhi dei bambini di allora rimasero subito ipnotizzati davanti alla tv. Prima di allora non erano giunti altro che i cartoni Usa della “Hanna & Barbera”, da Tom e Jerry a Mister Magoo, da Bugs Bunny a Svicolone. Certo, si erano visti alcuni “strani” lungometraggi, come “Il Gatto con gli Stivali” e “Le tredici fatiche di Ercolino” (Monkey la scimmia), ma
erano solo state meteore senza possibilità di replica. Ma quando la sigla di
Goldrake riempi i televisori e le case, con astronavi e Robot che volavano nel
cielo, tutto quel che c”era stato prima fu dimenticato. Era iniziata l”era
della generazione Goldrake… tutti a scuola conoscevano la storia, i
protagonisti, i mostri di Vega, le armi e le navi spaziali. Tutti cantavano la
sigla, tutti volevano essere Actarus o Venusia. L’intero paese fu invaso da
fumetti, libri, gadgets, adesivi, tatuaggi, trasferelli, teli da mare, doposci,
pupazzi, maschere di carnevale, tutti col simbolo del robottone nipponico. E per
Natale, tutte le letterine chiesero il disco volante con dentro il robot dei
Raggi Fotonici, dell”Alabarda Spaziale. Gli adulti, molti di loro, si
lanciarono contro la presunta violenza degli episodi: sociologi e psicologi si
divisero analizzandone i contenuti ritenuti violenti, parlamentari ne proposero
la censura, ma ormai Goldrake era un successo. A 30 anni esatti dalla sua
apparizione, era il primo cartone “adulto” per quella generazione. Gli episodi
avevano uno trama complessa, che collegava tutte le puntate le une alle altre.
Un successo che non è soltanto imputabile all”innovazione, ma è soprattutto
merito dei grandi sentimenti che riesce a trasmettere la serie. Ci sono puntate
in cui si parla di violenza, ma anche di soldati costretti a combattere una
guerra che non sentono loro. Temi molto adulti e importanti per un “semplice”
cartone animato. Goldrake aprì la strada all”invasione dell”animazione
giapponese in Italia, che iniziò da lì a poco, con serie come Mazinga, di cui
Goldrake era in pratica l”ultima serie di una trilogia (un po” forzata dai
produttori), Jeeg, Capitan Harlock, Lady Oscar, Gundam, Heidi, Lamù, che fanno ormai parte del nostro immaginario collettivo. Molti erano più belli e
strutturati, come Capitan Harlock, Lady Oscar e Gundam, che ancora oggi vedono progetti in corso e appassionati in tutto il mondo. Ma Goldrake fu il primo. E questo basta ancora oggi a tanti bambini oramai cresciuti.

Per chi vuole
saperne di più:

“Mazinga Nostalgia Storia, valori e linguaggi della
Goldrake-generation” di Marco Pellitteri Castelvecchi, 1999 (I edizione) King
Comics, 2002 (II edizione) Prezzo: € 17,50
“Ufo Robot Goldrake. Storia di un
eroe nell”Italia degli anni ottanta” di Alessandro Montosi Coniglio Editore,
2007 Prezzo: € 14,50

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