Il primo appuntamento

Divano Chesterdi Paolo Marcacci

La timidezza di lei si è dissolta in pochi minuti…Impacciata lo è stata fino a quando non si è tolta il cappotto, la sciarpa leggera e non ha poggiato la borsa sulla poltrona. Meno male…
Rompere il ghiaccio non è mai stato il mio forte, come tante altre cose: ancora devo capire quanto sia utile essere consapevoli dei nostri limiti, come ritengo di essere diventato io, col tempo e con l’esperienza. Con la pratica, direi.
Per fortuna che ho il vassoio delle caramelle sempre pieno, qui davanti: stavolta ne ho prese tre etti di quelle sfuse, gusto rabarbaro. Beh non piacciono a tutti, lo so, però hanno un sapore che concilia, anche se non saprei dire esattamente cosa. Servono a dire qualcosa, quando le offro.

Adesso è già semidistesa, in questa penombra che riesco sempre a creare ad arte, con un ginocchio leggermente piegato, che dà al piede una posa elegante. Ora mi sembra più bella di quando le ho aperto la porta, forse dipende dal fatto che comincia a sentirsi a suo agio; ha quel tipo di gambe che piacciono a me, con la caviglia sottile, il polpaccio leggero ben disegnato ma non magre, tornite al punto giusto, armoniche. Ora che la guardo meglio è tutto un rispetto delle proporzioni, sarà alta uno e settanta, il girovita ben disegnato, il seno voluminoso ma non prorompente, direi sodo ma senza essere aggressivo, se così si può dire…Ma come mi vengono ‘ste definizioni? Ha fatto un sospiro più profondo adesso, come se fosse riuscita a tirar fuori le ansie residue del nostro incontro, sta sciogliendo definitivamente la tensione, anche le spalle si sono adagiate meglio…Se non le dicessi niente, in pochi minuti le verrebbe voglia di schiacciare un pisolino; ci credo bene: questo divanetto di pelle bordeaux è stato un vero affare, ogni tanto mi ci sdraio anche io, per un riposino, se ho una mezzora libera e riesco a svuotare la segreteria che è sempre troppo piena di messaggi.

In maniera impercettibile, ha cominciato ad alzare gli occhi verso il soffitto, a intervalli regolari, per cercare la mia attenzione, per aspettare un cenno da parte mia. Scommetto che d’estate, al sole, quegli occhi le diventano molto più chiari, quasi celesti… Mi sorprendo ancora quando una così bella decide di venirmi a trovare, inizio a chiedermi cosa possa averla portata ad una decisione simile, perché si è spinta fino a qua. Ha l’aria annoiata, più che triste. Scommetto che è fidanzata, si insomma ha un compagno, una relazione stabile, da molto tempo…Troppo? Direi che lui le dà certezze ma non brividi, più regali che emozioni…Bah, al primo appuntamento non è che ci azzecchi mai molto…
Che faccio? Le dico qualcosa per spezzare l’attesa o aspetto che sia lei a cominciare, con quello che le viene in mente? Bah, sempre così all’inizio di un rapporto come questo…Meno male che non me la trovo di fronte…”
Dopo un minuto, la ragazza dagli occhi verdi disse come si chiamava.
Lo psicanalista timido, seduto dietro di lei, cominciò a scrivere.

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