Novalis: il grande poeta romantico moriva il 25 marzo del 1801

Novalis“Cerchiamo dappertutto l’incondizionato, ma troviamo sempre soltanto cose”. Novalis era un uomo così. Viveva la sua vita, discuteva con gli amici, analizzava se stesso e i suoi sentimenti rimanendo però un rabdomante dell’invisibile, alla ricerca di una trama, di una forza, sempre bisognoso di uno slancio che quelle cose potessero fornirgli per svelare la struttura del mondo, il suo segreto, la sua trama che come per un arazzo è frontalmente un intrico di fili invisibili ma connessi l’uno con l’altro dietro l’immagine.

Friedrich von Hardenberg, questo il vero nome di Novalis, ha vissuto 29 anni, fino al 25 marzo del 1801; è dunque morto prima che Napoleone conoscesse altare e polvere, prima che Beethoven scrivesse l’Eroica, mentre il secolo che forse aveva già superato stava ancora nascendo.

E ci ha lasciato per quei pochi decenni di esistenza una massa enorme di parole, più che di scritti veri e propri. Un romanzo incompiuto l’Enrico di Ofterdingen, un altro poco più che accennato ‘I discepoli di Sais, poi una raccolta di Canti Spirituali e i magnifici, stupefacenti, impareggiabili Inni alla Notte, sintesi di una sensibilità visionaria, incontenibile, davvero pinamente ‘incondizionata’, capace di librarsi tra le cose reali senza mai trascurarle, in una continua, quasi agonistica ricerca di superamento e di parole che le potessero trasfigurare per farle durare, perché rimanesserto come visibili nel mistero rigenerante dell’oscurità, del notturno.

Perché l’Ottocento che si annunciava sarà un secolo di notturni, basti pensare alla musica di Chopin,  o ai chiaroscuri molto oscuri di Caspar David Friedrich, ai suoi viandanti fermi, quasi pietrificati da un richiamo misterioso sotto la luna.

Caspar David Friedrich, Viandanti che guardano la lunaMa ci ha lasciato, Novalis, anche una messe di Frammenti, nella convinzione molto ottocentesca che la rivelazione appartenesse all’estasi folgorante della meditazione, non all’analisi, né alla pervicacia cerebrale della ricerca. E qui può parlarci lui direttamente, con le parole dell’Enrico di Ofterdingen il romanzo dove un giovane parte alla ricerca del fiore azzurro, segno di una purezza irraggiungibile, ma che è motore di vita e di crescita.

“Non so, ma mi pare di vedere due strade per giungere alla conoscenza della storia umana. L’una, faticosa e a perdita di vista,  con innumerevoli giravolte, la strada dell’esperienza, l’altra, quasi soltanto un salto, la strada della meditazione”. Questo tipo particolare di osservatore mistico, spiega qui il poeta non è però segregato dal mondo, né in fuga verso chimerici appagamenti personali,  ma “contempla con assoluta immediatezza la natura d’ogni fatto e d’ogni cosa e può osservarli, nelle loro vive, molteplici relazioni reciproche, e facilmente paragonarle con tutti gli altri, come figure su una tavola.” Immerso dunque nelle cose, lo sguardo spalancato, alla ricerca di elementi vivi, che comunicano e si comunicano.

Gli oltre 1600 brevi aforismi, vibranti e turgidi come frutta esposta di prima mattina al mercato, sono il lascito più pieno della sua personalità precoce in modo mostruoso, ineccepibili nella forza argomentativa che non lascia mai l’evidenza del reale riuscendo però a sollevarsi verso sintesi spiazzanti e fulminee,  immagini vertiginose, deduzioni che non abbandonano il visibile ma schierano le parole come fossero un drappello di spie alla ricerca di segnali da decifrare. “La grammatica – spiega in un altro frammento – è la dinamica del mondo spirituale. Una parola di comando muove armate – aggiunge, mentre – il termine libertà intere nazioni”.

E’ giunto quindi oramai il tempo di considerare Novalis un compagno di strada alla stregua di un contemporaneo; non un vate, né mago, né profeta imbevuto di sogni irrazionali, solo, come dovrebbe essere ciascuno di noi, un passeggero di questo mondo che ha l’umiltà di riconoscere che le cose non ci bastano, che ogni conquista genera inquietudine, che non sono sufficienti calcoli od ebbrezze generate nel tempo, che cerchiamo tutti l’incondizionato. Al cuore, spiega l’artista, ma non è così difficile da condividere,  non basta”costruire mondi, perché solo quando ama sazia l’anima che aspira al sublime”. E’ l’ultimo frammento che ci ha lasciato, poco prima di quel 25 marzo.

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6 pensieri su “Novalis: il grande poeta romantico moriva il 25 marzo del 1801

  1. “Soltanto un artista può indovinare il senso della vita.” Quando un giovane uomo ha pensieri del genere come si fa a non amarlo?

  2. “La grammatica – spiega in un altro frammento – è la dinamica del mondo spirituale. Una parola di comando muove armate – aggiunge, mentre – il termine libertà intere nazioni” è un vero e proprio testamento di scrittura creativa!

  3. Un poeta che scrive di un altro poeta! Articolo affascinante, che mi ha riportato ai lontani di ragazza, ai tempi del liceo, ha soffiato sopra la polvere della dimenticanza, e ne sono lieta: lo vivo come un invito a riprendere in mano vecchi libri, per rileggere versi con altra maturità. Per ritrovarmi? Per ritrovarli – loro, i miei pensieri di allora – intatti? O per scoprire nuovi significati?
    Una cosa è certa: se Novalis, a distanza di due secoli dalla morte, se i suoi versi toccano ancora le corde dei nostri cuori, ciò significa che davvero egli ha ritratto, cantato un frammento dell’eternità.

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