Prospettive

strada-villastellonedi Paolo Marcacci

La ragazza si sveste, stando in piedi, come se si trovasse nel bagno di casa sua o di fronte alla cabina armadio: gesti collaudati, di conseguenza eleganti, nello sfilarsi i blue jeans attillati, senza neppure il bisogno di togliere le scarpe con il tacco altissimo; automatismi, che a un certo punto coesistono con qualsiasi altra occupazione: lei, ad esempio, nel mentre parla al cellulare, tenendo l’apparecchio incastrato tra l’omero e la mandibola, con la testa inclinata come se avesse studiato una posa elegante per gli scatti di un fotografo, per un book da presentare a chissà quale casa di produzione.

Rimane nuda o quasi, in qualche istante, con la faccia annoiata di una che non sa cosa fare o, meglio, chi e quando le capiterà per spezzare una noia da sostituire con un’altra, con il vantaggio effimero di un’apparente condivisione.

Una volta spento il cellulare lo ripone nella borsa bordeaux, capiente quanto basta per gli effetti, speciali più che personali, è il caso di dirlo: dalle ciglia finte a tutti i mascara del mondo, che resistono persino alla noia e coprono come poco altro l’istinto a riflettere, che fa capolino sempre più di rado, per fortuna.

Lo sguardo sembra spaziare oltre l’orizzonte, oltre i caseggiati sparsi, oltre I terreni arati: cosa c’è al di là? Cosa c’era, più che altro? Non è curiosità e neppure un’espressione data dall’essere sovrappensiero: è che a un certo punto si acquisisce una sola espressione, per scendere a patti col mondo e…Alla fine non si piange neanche più, come dice il cantautore.

Dall’altra parte della carreggiata, l’uomo risale in cabina: anche stavolta non ha avuto il coraggio di fare inversione, mezzo chilometro più su, per tornare indietro e parlarle. Prima di innestare la marcia, torna a riflettere, come ogni settimana, su quanta invidia provi per lei, che padroneggia gli umori, gli stati d’animo, che governa sempre la stessa porzione d’asfalto e d’erba, che con un si o un no decreta dignità a qualche portafogli e dona prospettive ai venti minuti successivi. Invidia anche il venditore di panini e bibite, che ha il furgoncino qualche  metro più avanti, l’unico che abbia il privilegio di parlarle tanto per parlare.

La prostituta accende un’altra sigaretta; il camionista non s’era mai sentito così solo.

 

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