Milano percepita

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Manco da Milano da 25 anni circa. E mi sento indietro.

Come un’inadeguatezza che cresce dentro, una sorta di senso di colpa lieve ma profondissimo. L’ho riassaporata l’anno scorso, ma una cosa del tipo stazione fiera stazione.
Ho solo detto: “Madonna, quanto somiglia a Roma”.
Non solo per le dimensioni, ma per queste vie grandi, le rotaie dei tram, il respiro arioso e forse lo smog.
Percezioni, comunque.

Di queste si vive, il ricordo spesso trasuda in una memoria interna che confonde e mangia i contorni, acutizza dettagli, flirta con l’immaginazione, autorizza punti di vista gratuiti.
Milano è un po’ mio padre e le sue e chiuse a cavolo.
Del tipo “ésci?”.
“Papà, ma come parli? Vivi a Roma dal 1948 e ancora chiudi le e alla lombarda?”
“Non è vero, a volte le apro. Precipitevolissimevolmènte.”
Sorriso freddezza calore sorriso.
Ossimori viventi, i lombardi?
Ti stregano con la mente, senza bisogno di scaldarti il cuore.
Giocano con la tua inadeguatezza, caratteri palazzi pensieri strade. Creano ogni giorno un’intima osmosi con la loro città. O con la città che si trovano ad abitare e che, in modo abbastanza automatico, diventa loro.

La identificano con il loro mestiere, con il loro arrivare!
Ti sbattono in faccia i traguardi, confermati da Milano.
Di Milano ricordo l’emozione di percorrere le vie che avevo letto in un libro di Luciano Secchi, quando metteva in secondo piano i fumetti e si dava ai romanzi gialli.
La scoperta del “quartiere dei cinema”. A Roma non è così, sono tutti sparsi, a Milano  – perlomeno negli anni ’80 – ce n’era un bel mucchio tutti vicini, in centro.
E se togli a Milano il Duomo, cosa rimane, dicono in molti.
Rimane Milano.
E i milanesi. Che scalpitano per fuggire verso il lago ma se poi non tornano sentono la terra mancare sotto i piedi.
Milano percepita.
Milano ombelico del mondo.
Milano, che ritmo.

Milano che insegna ai bambini ad esser curiosi e, forse, dopo, agli adulti, a non esserlo più per assuefazione alla varietà, allo straordinario, al diverso da te. Milano nelle canzoni, Milano nei film, Milano nella moda.
Milano che sulle prime pensi che voglia andare avanti senza di te, emblema di tutti gli snobismi, e che poi invece puoi scoprire piena di un calore inedito, di vita che, certo, va avanti comunque, e forse veloce, e forse piena, ma si ferma ad inglobarti. Si ferma.

Poi riparte.

La rappresentazione. Ricordo gli autobus, devo averlo preso un autobus nell’ ’87, è una cosa che mi piace sempre, nelle grandi città, per capire e respirare il tessuto connettivo di chi la abita. Di chi non la cambierebbe per nessun altro posto al mondo. La voglio approfondire, Milano.
Mi piacerebbe correrla. A piedi, o anche in bicicletta. Sentire l’asfalto e le sue variazioni sotto i piedi, o sotto le ruote.
Non voglio bloccarmi a questa percezione, a questa memoria sfumata.
Milano, aspetta che torno!

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Un pensiero su “Milano percepita

  1. Elvio ha questa capacità innata, da consulente di viaggio di quelli veri, o forse dovrei dire da consulente emozionale. Ti racconta i luoghi e il loro succo spremuto e ti fa assaggiare l’essenza. E tutto è condito dalla poesia.

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