Provincia

piazzadante_Grossetodi Paolo Marcacci

Mi trovo a Grosseto stamattina, una domenica di inizio marzo, con il cielo sereno a causa della tramontana che alza i baveri e serra le sciarpe eleganti al collo della gente che pigra si aggira tra l’aperitivo generoso e la prima comunione: nella piazza centrale, piedi quasi tutti calzati Hogan o simili (la crisi in certi luoghi è un’opinione non confermata) si dirigono verso il Duomo, mentre dai tanti bar-pasticceria escono pacchetti di paste che spargono per il corso carta colorata e olezzo di vaniglia. 

Silenziose, oltre che invisibili fino all’ultimo momento, ti passano accanto le biciclette, che sono un fruscìo senza sosta, come una brezza leggera di catene e copertoni che soffia in ogni punto della città, parola quest’ultima da pronunciare con lo stesso sorriso che ci verrebbe spontaneo nel vedere un bambino che per Carnevale indossi giacca e cravatta.

A proposito di  bar, inevitabile la meditazione di metà mattina su quello da eleggere per il secondo caffè della giornata, quello che ha il sapore dello sfizio e non l’odore della necessità. Andiamo lì dalla “bionda”, come amo dire io visto il colore dei capelli della ragazza alla macchina, quello che ha anche un angolo adibito a sigareria di lusso, col proprietario riservato fin quasi all’antipatia?

Perché quasi? Perché siamo in provincia, c’è spazio per le sfumature, oltre che per i fumatori occasionali, come me. È uno dei pochi dove riesco a trovare quei Willinger al miele da fumare dopo pranzo, buonissimi.

Entro e mi sorbisco il suo cipiglio? O tiro dritto e cinquanta metri più giù vado dall’anziano simpatico con la tabaccheria microscopica e mi accontento di un Toscanello alla vaniglia? Quel signore, si ti porti appresso un bambino, ha sempre una parolina da dolce da rivolgergli…Ma quello non fa il caffè, già. Allora, strategia: ci facciamo fare il caffè dalla bionda, anche perché il caffè è notevole, paghiamo senza dare alcuna confidenza al burbero che sta alla cassa e poi i sigari li prendo dal simpatico.

Poi giriamo lì a sinistra, dove l’orologeria che mi piace tanto è chiusa ma gli orologi si possono ammirare in vetrina. Cinque minuti, poi entriamo in profumeria, te l’ho promesso.

Forse vivere in provincia è questo: potersi permettere non tanto di scegliere, quanto di porsi il problema di farlo, perché la vita si misura ancora in passi.

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Un pensiero su “Provincia

  1. sì, è vero, la bionda ha altri colori, il barbiere ti racconta le barzellette ma non taglia molto bene…bè, per me anche questo è un lontano ricordo, eh eh eh. No, non è perchè non ho più capelli, ma li raso a macchinetta. Eeeeh sì, questo scritto mi richiama lontane memorie.

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