Come il suono della brezza tra i canneti

Trovajolidi Cetta De Luca

Si presentò un mattino di fine febbraio. Era distinto, coi suoi capelli bianchi, la barba curata e gli occhi aperti, così aperti che pareva abbracciassero tutta la stanza con un grandangolo. – Voglio organizzare un tour in Sicilia coi miei amici. Saremo una trentina, tutte coppie. – Una richiesta del genere in una piccola agenzia di periferia merita tutte le attenzioni possibili, anche quelle non necessarie.
Ci occupammo di lui in tre, ma alla fine ereditai io tutta la pratica. Col suo gruppo erano già stati nella Sicilia orientale, quindi spostai le tappe ad Ovest. Palermo, Monreale, Siracusa, Erice, posti che conoscevo bene, di cui mi piaceva parlare.
E così ogni incontro si trasformava per me in un tuffo nei ricordi d’infanzia, le tante estati passate a Cefalù, gli odori e i suoni degli anni 70, quando ormai adolescente assaporavo i primi baci, le prime  inquietudini.                            
E lui mi ascoltava rapito. E qualche volta portava con sé anche la moglie, una bella e gentile signora bionda, che sorrideva, sorrideva sempre.
Io non conoscevo ancora il loro cognome, solo il nome di battesimo. Per me era una pratica di gruppo, con un nome di gruppo, e in fondo per il momento non serviva altro. Quando loro entravano in agenzia si respirava un’aria nuova, come una brezza leggera, quella che fa suonare i canneti d’estate, in Sicilia.               
Decidemmo che li avrei accompagnati, almeno all’andata, per consegnarli senza intoppi di sorta all’agenzia corrispondente di         Palermo.  
– Lei viene con noi in centro a mangiare una brioche, però, altrimenti non la lasciamo ripartire!- Questo mi disse la mattina della partenza, quando feci il giro del centro residenziale per raccoglierli tutti col pullman che ci avrebbe portati in aeroporto. Sorrisi a quel signore gentile. Non potevo rifiutare certo un invito così garbato. E ancora non sapevo chi fosse. Avevo in mano tutti i biglietti aerei ma non ero in grado di abbinare i nomi ai volti. Per me erano Lucio, Antonio, Simona, Paola, Armando, Giovanni, compagni di viaggio per poche ore, amici con cui condividere l’inizio di un’avventura. Come ogni accompagnatrice che si rispetti però, prima di lasciare definitivamente il centro residenziale, feci l’appello, per esser certa di non lasciare nessuno a terra. “Ora scoprirò chi è” mi dissi. Un nome dietro l’altro, in ordine alfabetico, arrivai alla lettera T. – Trovajoli!- quel nome mi diceva qualcosa, anzi, mi diceva molto. E lui, Armando, alzò la      mano.                           
Ciao maestro. Io ti ricordo così.

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