Come inizia “La mancanza di gusto”

Lunoir La mancanza di gustoPer gentile concessione dell’editore 66thand2nd pubblichiamo il primo capitolo del romanzo d’esordio di Caroline Lunoir. La scrittrice parigina parteciperà alla quarta edizione del Festival della narrativa francese, organizzato dal Centre Saint Louis de France dal 27 febbraio all’8 marzo in 15 città con la partecipazione di 16 autori

di Caroline Lunoir

L’inizio delle vacanze echeggia nella stazione e
nella mia testa. Aspetto che mi vengano a prendere,
lo zaino ai miei piedi. La hall degli arrivi
arde sotto un sole impassibile.
Intorno a me agosto splende su volti e corpi.
La Francia ridente, abbronzata, a gambe nude
e in maniche di camicia, si ritrova e si cerca. La
Gare de Lyon gremita e madida di sudore, alcune
ore di treno con la pelle intirizzita dall’aria
condizionata, chilometri di campi di grano divorati
guardando dal finestrino, una piccola stazione in pietra
chiara stile primo Novecento, due binari, due pensiline
crepitanti di luce e ci ritroviamo tutti liberati dalla vita che precede le vacanze, proiettati nell’ozio.
Nell’atrio le braccia si tendono, le risate si congratulano, i nonni si inginocchiano, i bambini corrono o tentennano,
le valigie passano di mano in mano
e si riparte in gruppo, tra mille esclamazioni.

Siamo alla soglia delle vacanze. Come al solito
sono disorientata, stanca e raggiante.
Una macchina mi si ferma davanti e mi fa cenno.
Spunta la zia Brigitte, mi porge la guancia, afferra
lo zaino e parte. Ci scambiamo notizie ridendo,
senza ascoltarci. Commentiamo presenze e
assenze. La strada scorre, familiare. La spio con
la diffidenza di chi non vuole che cambi.
I miei genitori sono in montagna per un’escursione.
Alexandre e stato trattenuto da una conferenza.
Le mie sorelle e le mie cugine sono sparpagliate
tra la spiaggia e l’altro capo del mondo,
o davanti a uno schermo. Io sono corsa qui. La
casa del mio bisnonno riunisce quattro generazioni
e la settimana di Ferragosto fa il tutto esaurito.

Erano diverse estati che non ci tornavo.
Una curva a gomito e le ruote stridono sulla
ghiaia che mormora il suo benvenuto. Le portiere
si aprono e con un salto sono nel piazzale,
quasi tutto in terra battuta. Strappo lo zaino di
mano a Brigitte, che naturalmente oppone una
vaga resistenza, ed entriamo nel parco. Vista
dai viali alberati la casa e tutta un sorriso. Mi
abbraccia con le sue tre ali di pietra calda. Una
magnolia dalla forma strana protegge la vasca.
I pesci, beneducati, accorrono non appena ti chini.
Forse consapevoli di essere oggetto di consenso.
Qualche sedia a sdraio. Tavoli e sedie di
plastica. L’estate in pvc.

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3 pensieri su “Come inizia “La mancanza di gusto”

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