Magrelli: Addio al calcio?

magrelli addio al calcioGuardare al calcio con gli occhi di chi ne ha viste tante e che tanti campi, anche se meno gloriosi di quelli visti, ha calcato. Valerio Magrelli, poeta, narratore, docente universitario, racconta quella che sembra la fine di un amore, la registrazione di un distacco in questo ‘Addio al calcio’ edito da Einaudi. Ma le cose stanno veramente così?

Se è vero che la disillusione va a braccetto con l’ingresso nella fascia d’età dei cinquanta e quindi corrisponde a qualcosa di inevitabilmente organico, è altrettanto vero e trasparente dal testo che l’occhio di chi è addestrato alla poesia riesce a vedere nel calcio – e a farci vedere – una sostanza di umanità e di immaginazione che non può uscire definitivamente sconfitta, forse neanche dalla vita.

Le giocate e le emozioni da esse suscitate, l’impressione di trovarsi dentro un mondo incantato delimitato magari da un muretto o dal vetro del video, la sequela di gesti epici o funambolici di questo o quel campione di ieri e di oggi: tutto viene registrato con un piglio di sincerità, immediatezza e trasporto che prende decisamente il sopravvento, battendo con un rotondo due a zero qualsiasi nostalgia.

La prosa, che per ragioni inevitabilmente automatiche vira spesso verso la poesia, è zeppa di squarci e illuminazioni che si arrampicano dal campo di gioco su su fino al pensiero che rumina le vicende della vita; poggiati,  da Magrelli con sapienziale naturalezza, senza alcun accento moralista: si ritrovano in un resoconto giornalistico (quelli di ieri, soprattutto), in un soprannome da bar (Odoacre Chierico, il rosso attaccante della Roma scudettata di Falcao, ribattezzato gettone per via della scriminatura in mezzo ai capelli) nelle lacrime di un figlio che nella sconfitta della Nazionale sperimenta per la prima volta una sentenza irreparabile emessa dalla vita.

Colpisce poi e convince profondamente Il modo in cui Magrelli isola la positività, il segno di una bellezza duratura in una declinazione della passione, in un momento concreto in cui si incarna.

Palleggi, palleggi in un pomeriggio d’estate. Quel bambino concentrato, solo col suo pallone, era capace di passare ore pur di superare il numero di tocchi che si era prefissato. Non allegro, ma assorto, pienamente consacrato al mio compito. Una buona approssimazione alla felicità. Forse per questo ho cominciato a scrivere poesie.”

E ancora si dice che il calcio non è (anche) poesia…

Valerio Magrelli
Addio al calcio
Einaudi 2010
pp.110, euro 17,00

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