La candidata

occhi_azzurridi Paolo Marcacci

I suoi occhi mi seguono ovunque, ho il sospetto che mi fissi lungo tutto il tragitto. Persino quando arrivo a destinazione e mi incammino verso casa dopo aver parcheggiato, lei continua a sorridermi, ogni cinque-sei metri, come se il classico colpo di fulmine nei miei confronti l’avesse colpita senza darle scampo.  Certo è che non me la ricordavo così: alta, altissima, slanciata; pelle di pesca, come se il tempo scorresse al contrario; occhi azzurro mare; sorriso di perla.

Quasi non la riconoscevo, in verità: se le elezioni le fanno questo effetto, mi auguro per lei che si vada alle urne almeno una volta l’anno, perché il ringiovanimento è molto più evidente e duraturo di un soggiorno in una beauty-farm. Impossibile non notarla: sette metri per cinque, c’è piuttosto il rischio di distrarsi quando si passa sotto il cavalcavia dove c’è il suo manifesto più grande.

La candidata è lì, per tutti e ad ognuno regala quel sorriso che fa sentire speciali, forse perché fino a quel giorno vuole dare l’impressione che tutti le stiano a cuore, che ognuno sia davvero speciale.

La candidata non sa che stavolta il suo messaggio è andato oltre, che quello che ha comunicato è stato più di quello che aveva intenzione di comunicare: ancora non siamo andati a votare e già ci siamo sentiti traditi nel vederla così bella, come non è stata mai. E dire che ancora ha mai parlato, non ha fatto alcuna promessa. Forse è vero che le fotografie catturano l’anima.

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