La voce

luce che filtradi Marco Maresca

Il letto a due piazze, messo al centro della parete opposta alla finestra. La finestra, sempre chiusa per non far uscire i ricordi, o per non farli entrare, adesso aperta per il quotidiano rito del pensiero. Il letto rimbomba nel silenzio malinconico della camera, e cancella d’un colpo tutti i miei piccoli gesti. La finestra promette ancora la sua voce, rauca e dolce, aprendo uno spiraglio. Il letto richiude su di sé i rumori, come in un film muto. Eppure sa che odio recitare davanti alla finestra aperta. La finestra raccoglie il nostro silenzio e lo getta nella fresca luce che le piomba alle spalle. Poi prende quello che viene dal passato, e vorrebbe dirlo per intero, ma lo spiraglio annega in una promessa non mantenuta.

Tensione di chi vorrebbe dire e non osa. Di chi aspetta. Come Dio, e con lui l’universo, mentre aspettava la risposta di Maria, così l’aria. E il letto, e la finestra socchiusa, e questo piccolo uomo quotidiano. Sempre la stessa assenza di voce, che pure tuona nella memoria. Sempre l’attesa di quella voce, nella speranza che non torni più. Voce senza grazia né calore, ormai. Una definizione di voce letta sulle pagine di un libro per bambini.

Il silenzio, oggi, è salvezza. Forte la mia gratitudine per la distanza dai ricordi. La tua voce, oggi, riesumerebbe i tuoi gesti, e con essi i miei, e con essi il dolore. Lo sa, la finestra. Per questo non la lascia passare. La strada che volge al passato il presente resta così intatta e infinita. Nessuna increspatura, nessuna falsa scorciatoia.

Eppure il letto rimbomba ancora, e la finestra continua ogni giorno a promettere tirandosi indietro. Promette, preannuncia, si ferma, tace, arrossisce, si rianima, si apre, volge al futuro, mantiene la vista alle sue spalle, trattiene le voci da entrambi i lati. E anche quando apre lo spiraglio mattutino, so che non c’è tradimento. E quella promessa non mantenuta diventa legno, vetro, occhi, orecchi. E diventa miscela dei giorni che ci separano e di quelli che verranno, e si fa una con l’aria che resta e quella che vorrebbe entrare. Nel silenzio.

 

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