Tutti in classe

SCUOLAdi Elvio Calderoni

All’asilo la scuola era un incubo. Non avevo proprio capito cosa fosse, lo scopo, la durata, il senso di costrizione mi attanagliava e non mi permetteva di percepirne il bello.

Alle elementari la musica non cambiò un granché. Certo, c’era più senso ( le cose da imparare, probabilmente ) ma costava comunque una gran fatica, al mio cuore traballante di bimbo di sette anni, la contropartita, il distacco familiare, le difficoltà relazionali.

Alle medie tutto cambiò: capii che gli altri non erano affatto un inferno, che si poteva stare bene, condividere, persino ridere insieme,confrontarsi, diventare amici, innamorarsi. Cominciai, di pomeriggio, a operare un’inversione totale:invece di giocare a pallone, o meglio, insieme a giocare a pallone, riempivo quaderni di registri finti. Di compiti in classe finti, di voti, di assenze, persino di quadri di fine anno! C’erano classi fittizie che seguivo per anni. Un gioco, un grande gioco, pieno di vissuto, di numeri, di interrogazioni, di programmi. Il liceo passa veloce, non è più l’inferno ma nemmeno le grandi risate delle medie, si fa, nella consapevolezza che si potrebbe far meglio.

L’Università una liberazione. Dalla provincia, dalla matematica, da ristrettezze d’ogni genere.La laurea arriva in un attimo.

“Li fai gli esami per l’insegnamento?”
“Sì che li faccio, altrimenti…con Lettere…che ci fai?”
“Ma ti piacerebbe?”
“Boh…credo di no.”

Avevo dimenticato gil anni dei registri fittizi, delle verifiche corrette, dei quadri finti di fine anno. Mi ero fatto sedurre da altri sogni, altri giri, coordinate diverse, ambizioni altre. Finché la scuola chiama. Appena due anni dopo la laurea. Ok, proviamo, vediamo di cosa si tratta. Mi son ritrovato così, ventottenne, dall’altra parte della cattedra.

Gli occhi di una trentina di undicenni sparati addosso. Curiosi, vivi, pronti. Impossibile tradirli, deluderli, allontanarli. La campana è suonata per la prima volta e mi son chiesto se ci sarebbero stati mondi migliori possibili di quello… La campana continua a suonare, vado di scuola in scuola, alterno medie a superiori e continuo a sentire l’esigenza di non tradire, di non deludere, di non allontanare.

Certo, ci sono i registri, erano più belli quelli che facevo io, ma anche questi son pieni di caselle da riempire,
solo che stavolta ad ogni casella corrisponde una persona vera, un’anima, una mente da informare.
Occhi, voci, capelli, aspettative, sorrisi, paure, le loro e quelle dei genitori.

I genitori, appunto. I colloqui con i genitori: momento temuto dalla maggior parte degli insegnanti, io invece ci vado a nozze, li motliplicherei gli incontri con i genitori, colgo i cortocircuiti somatici, le somiglianze, i tic, i modi di dire in comune con i figli, le aspirazioni, colgo lati di loro che non conoscevo ( il backstage dei compiti, i pomeriggi difficili, le crisi che in classe non emergono ), e loro, i genitori, colgono lati dei figli altrettanto sconosciuti. Si lavora insieme su di loro, è bellissimo.
Spesso la rabbia monta. Non per i ragazzi, loro sono intoccabili. Per quei pochi ( pochi? ) che pensano più da statali che da insegnanti, per quei pochi ( pochi? ) che sono dall’altra parte della cattedra per caso e i ragazzi ci mettono un quarto d’ora a capirlo. A capire se ci vuoi stare, a capire se sei represso, a capire se vorresti essere altrove o se, insieme, si può costruire il posto più bello del mondo. Io continuo, son passati solo 15 anni, a credere che lo sia.
E spedisco un grazie mondiale a tutti i miei alunni, da quelli del ’98 a quelli del ’13.
Il registro è pieno come trent’anni fa, ma adesso il cuore è più realizzato.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...