Le vite degli altri

IMG00186-20100817-1201di Cecilia Barella

Dorothy si siede su un masso in riva al lago. È un primo pomeriggio di maggio, e si abbandona al pianto. Ha appena salutato i due fratelli, che sono partiti per una gita nel vicino Yorkshire. Torneranno dopo circa tre settimane, all’inizio di giugno del 1800.

Dorothy ha quasi trent’anni e sopporta male i distacchi, soprattutto dal fratello maggiore.

Capita tante volte la lettura professionale di diari e lettere di scrittori e familiari, ma mi colpisce sempre attraversare le emozioni di chi stava scrivendo, e conoscere già il destino che essi ignoravano. Forse per questo stringe tanto il cuore, è come guardare negli occhi una foto di quando eravamo bambini e credevamo che le vite possibili fossero infinite.

Dorothy si alza e cammina, cammina molto prima di tornare nella casa dove lei e suo fratello si sono finalmente stabiliti l’anno precedente, dopo aver tanto viaggiato e traslocato forse perché sono rimasti orfani da bambini. Dorothy è una abitudinaria delle passeggiate e una straordinaria osservatrice, coglie ogni angolatura del paesaggio, i gesti delle persone, conosce tutte le piante.

Torna nel cottage con le pareti scurite (era stato un pub prima di diventare una abitazione privata) e alle 9 di una fredda serata a Grasmere inizia a scrivere un diario. Non è un diario segreto, anzi lo scrive per compiacere William e glielo lascia leggere.

Ma Dorothy non sa che lo leggiamo anche noi, per capire l’opera e la vita del poeta laureato, della cerchia di amici, di una remota comunità rurale dell’epoca, ma anche per il solo piacere della sua scrittura.

E ormai tutti sappiamo che senza il diario di Dorothy la poesia di William Wordsworth non sarebbe stata la stessa – del resto lo ha ammesso egli stesso: è da lei che attinge immagini memorabili. Senza il suo diario, il Romanticismo inglese non sarebbe stato lo stesso.

Quel giorno Dorothy ha pianto per una separazione di tre settimane, ma ancora non sa che sopravviverà cinque anni al fratello cui ha dedicato tutta la vita. E chissà se lo ha mai saputo perché quando muore, a 83 anni, Dorothy non è più se stessa. Per venti lunghi anni, una malattia neurologica l’ha minata. Forse è dipeso anche da una alimentazione sbagliata (oggi si tentano diagnosi a distanza sulla base delle lettere dei familiari che parlano di lei) fatto sta che è sfociata nell’oblio e nell’alzheimer.

Una pagina dopo l’altra ascolto la sua voce, conoscendo già il dipanarsi della matassa con i suoi chiaroscuri. Tenerezza e rispetto. Per questo in silenzio giro i fogli, cammino senza far rumore nel cottage e nel giardino in Cumbria. Qui ogni veduta del lago e ogni sentiero rimandano alla poesia di William, ma prima sono stati accolti nel diario di Dorothy.

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Un pensiero su “Le vite degli altri

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