Le tre età

cropped-561.jpgL’uomo al centro lo possiamo guardare in faccia. E’ in piedi e si rivolge al vecchio che è di spalle. Un gesto contegnoso, virile ma amorevole. Lo invita a scendere, a venirgli incontro. Sotto di lui, quasi sul ciglio del promontorio, due bimbi si contendono una piccola bandiera gialloblu, mentre la madre, acquattata lì nei pressi, controlla discreta ma non li perde d’occhio neanche per un istante. Pare stia per alzarsi Più in là, sul mare, cinque imbarcazioni: due velieri imponenti ma già confusi con la linea dell’orizzonte; subito prima, due barche da pesca ancorate a breve distanza dagli scogli e, al centro ideale della scena, una goletta  – svettante l’albero maestro con  le vele spiegate – che pare quasi una croce scesa a fermare le onde.

Il quadro le età della vita del genio romantico Caspar David Friedrich ha inevitabilmente prodotto una dotta serie di disquisizioni e interpretazioni critiche, ma a me piace immaginarlo come il nucleo di un racconto: i bambini hanno appena scelto il loro territorio. Quello scoglio è l’inizio di un mondo  parallelo, una nazioncina in miniatura con un bell’accesso al mare dove si possono trovare  moltissime cose misteriose e immaginarne altrettante. E il bambino poi ha già visto sulla sua sinistra tre bei pali piantati in terra. Ci manca una tenda e il gioco è fatto, il piccolo rifugio sarebbe pronto e la bandiera serve per dire: tutto questo è mio, sorella permettendo. Il padre si rivolge al nonno e lo chiama a sé come a invocarne la saggezza. E’ lui che potrebbe raccontare un’altra storia, calmare le pretese dei piccoli e incantarli con un c’era una volta.

Il tutto davanti al mare, con le navi che si affidano all’orizzonte. Non hanno paura del futuro. Non c’è tristezza nell’atmosfera. Piuttosto un sereno abbandonarsi allo scorrere del tempo: ogni esperienza, ogni domanda, ogni aspettativa trascolora in quella successiva fino a sfidare ciò che non si conosce. Al di là dello sguardo, perché l’orizzonte può sempre spostarsi ulteriormente. Risalire l’acqua.
Emblematica poi è la postura del vecchio. Solido, piantato, fiducioso.  Uno che ha fatto cose. Che sta concludendo l’esistenza ma spera come le navi di procedere verso altro.

Friedrich dipinge il tempo e allude all’Eterno. E’ un quadro di progresso, dove la speranza è il motore che si innesta sulla materialità della vita. La completa come un atto di fede aperto come è aperto l’orizzonte: sui ricordi del vecchio, il pragmatismo del figlio, l’immaginazione dei nipoti. Ogni desiderio sembra appartenere a tutti perché condiviso  davanti al mare.

klimt_3ages_of_womanChe differenza col quadro le tre età della donna di Klimt. Un capolavoro certo, ma tra le gote paffute della bimba e la scheletrica disperazione della vecchia seminascosta sulla sinistra c’è la traccia di una vita chiusa su se stessa, cupa e asfittica  come il nero che sormonta le immagini e che l’oro della giovinezza non riesce a stingere. L’umanità di Klimt ha perso la speranza e il crepuscolo della vita è percepito come deformità, come incubo anchilosato. L’allegoria della caducità irredimibile ha scalzato la speranza di un Inoltre. E ne risente anzitutto la vita nel nostro aldiqua. Si intristisce anche chi guarda e che ammirando comunque la perfezione del tratto non può fare a meno di pensare come Yeats “chi se non uno stolto loderebbe un albero stecchito?”

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