Musica per dilettanti

bad-ausseeBad Aussee è il centro dell’Austria. Senza alcun dubbio. Sono calcoli precisi che lo hanno accertato e oggi per sottolinearlo c’è anche una specie di monumento orizzontale – in realtà la stella della Mercedes – che scavalca uno dei tre fiumi nel cuore del borgo. Ci sono anche cinque laghi nei dintorni. Oltre la geometria e la convenzione geografica, quindi,  anche l’acqua conferma la centralità del luogo. Più o meno cinquanta chilometri a est di Salisburgo. Ma a noi la geografia interessa il giusto. Quello che ci interessa è un’abitazione in particolare. E un anno, che è il 1882.
Fa caldo perché è agosto. La villa è molto grande, ammobiliata ancora con gusto Biedermeier. Suppellettili di una morigerata ma superflua inutilità. Discreta, però, la loro presenza, soprattutto nella sala grande. Che è sgombra e funzionale, perché dentro spesso si fa musica e infatti al momento stanno accordando i loro strumenti cinque personaggi abbastanza importanti da quelle parti. Ma non propriamente per quello che suonano.  

Il proprietario si chiama Ladislaus Wagner ed è un dilettante di talento al violino. Ci sono anche gli amici Aloys e Rudolf rispettivamente avvocato e consigliere finanziario e c’è vivaddio anche un violinista vero, Ludwig Straus, con una sola esse, si badi bene. Infine, ma non era previsto,  c’è anche un tal capitano Moritz von Kreiserfeld, nativo di Graz, capoluogo della regione. Lui non ha mai letto quella partitura ma visto che ci si trova si è impegnato ad eseguirla a prima vista.

Ma chi è quella figura di schiena, che passeggia su e giù dando le spalle alla musica? Ha un fisico corpulento per quanto non confortato da un’altezza consona. Le spalle aggrondate, il sigaro che lascia intravvedere una nuvola di fumo che gareggia col grigiore di una barba folta. Mosaica. Il capo è leggermente proteso verso l’alto, lo sorregge una mano robusta ma elegante, e una sensazione vaga di piacevolezza.

Ascolta e passeggia. Ecco, adesso si gira e borbotta qualcosa avvicinandosi ad uno dei musicanti. “Voi siete, sposato, no? Be’ allora dovete far sentire quanto è pieno di nostalgia questo passaggio”. L’avvocato annuisce divertito, quando ride, Brahms è come un raggio di sole che fa capolino da una coltre costante e spessa di nuvole. Non ha ancora cinquant’anni ma la sua autorevolezza è indiscutibile, il carisma attraversato da tinte ombrose, la serietà, la dedizione assoluta alla musica sono la cifra di ogni suo gesto. Anche quando li rimprovera, i dilettanti amorevoli sanno che non c’è nulla di personale. E’ servizio, questo. Servizio alla musica. E il bello è che lo deve prestare chiunque si senta in grado. Sia che si trovi nella grande sala dorata degli amici della musica di Vienna sia in un villone in riva al lago, ma anche in una stamberga di periferia. O dovunque.
E’ fine estate, dicevamo, ma c’è un’aria primaverile dentro la villa, l’aria di quando si scopre una cosa nuova, come quel quintetto che i posteri ratificheranno col numero d’opera 88 e che, lo sta dicendo proprio in quel momento Brahms, verrà eseguito per il matinée la prossima settimana. Sono contenti ed è quello che anzitutto fa la musica. Di più quando la esegui, la vedi spuntar fuori dall’aria che hai davanti. Ma anche quando l’ascolti e spalanchi i sensi intorpiditi.

Sì, non c’è dubbio, Brahms è soddisfatto e la risata di quell’attimo è diventata ora un bel lembo di cielo che si specchia nel lago.

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