Oggi, ieri era domani

la-luna-di Andrea Valente

Capita, di trovarsi nel futuro, e scoprire che qualcuno ci è passato prima di te. E chissà se questo qualcuno, nel suo passato, sapeva di essere transitato per il tuo futuro…

Sono scherzi da astronomo, vien da pensare, perché è quella la materia che ti porta avanti nello spazio e indietro nel tempo. È lui che vede una stella distante ventimila anni luce e la vede com’era ventimila anni fa.

E un po’ astronomo lo era, l’amico Jules Verne, quando prese tre uomini, li fece accomodare a bordo di una navicella, li sparò oltre l’atmosfera, li fece orbitare un po’, poi li lanciò dritti dritti verso la Luna per tre giorni di viaggio. Sul satellite lasciò che facessero una passeggiata, poi li richiamò a bordo, li riportò sulla Terra dove caddero, dopo altri tre giorni di viaggio, nell’oceano Pacifico.

Lo sanno tutti: si chiamavano Armstrong, Aldrin e Collins, il missile era il Saturno V, la navicella l’Apollo 11, la Luna era la Luna e l’anno il 1969. Con il piccolo dettaglio che Verne scrisse ogni cosa più di cent’anni prima, azzeccando praticamente tutto, a parte l’arredamento Biedermeier della nave spaziale.

Ma il più magico di tutti fu l’amico Vinicius de Moraes, quando descrisse poeticamente la Stazione Spaziale con queste avveniristiche parole:

“Sarà una casa molto carina, senza soffitto, senza cucina, non si potrà entrarci dentro, non ci sarà il pavimento, non si potrà andare a letto, non ci sarà nemmeno il tetto, non si potrà far la pipì, non ci sarà vasino lì. Ma sarà bella, bella davvero, nella Via Lattea al numero zero.”

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