Da Sanremo a Via D’Azeglio

lucio-dalla4di Elvio Calderoni

Parlarne. Parlarne comunque male. Poche cose come il festival di Sanremo aizzano gli italiani verso un improvviso quanto episodico progressismo, la rottura verso la tradizione, una ricerca assoluta di innovazione.
Di solito l’istinto verso questa pulsione spasmodica antitradizionalista dura l’arco di una settimana, ovvero quanto il festival dei fiori.
Sanremo? Che schifo!
No, io guardo giusto i presentatori la prima serata, le canzoni, per carità!
Ma che è musica quella?
Bene, è vero, la musica pop italiana ha mille facce, alcune molto lontane dal teatro Ariston ma a me ha dato sempre fastidio questo apriorismo secondo il quale di Sanremo bisogna comunque parlarne male.
Distruggerlo.
Azzerarlo.
Se possibile fare in modo che finisca di esistere.
Ma perché? E’ un contenitore. Un contenitore live. E peraltro la musica live, in prima serata su Rai Uno, non è quasi mai protagonista. Si può essere contro un cartellone che affianca Marta sui Tubi a Maria Nazionale? Contro cosa?? Non ha senso. In veste di autori,o direttamente in gara, quasi tutta la musica italiana popular di qualità riconosciuta ( sulla stampa nazionale e all’estero ) è passata da Sanremo: da Fossati a Battiato, da Cocciante a Concato, da Carboni a Dalla.
E l’elenco potrebbe continuare. Ma l’elenco non continua: mi fermo a Dalla.
Lucio Dalla mancava dal teatro Ariston da millenni.
Nel 2012 è tornato, in gara, come autore e co-protagonista del duo occasionale col giovane Pier Davide Carone. La canzone forse era mediocre, ma sapere che quest’anno Lucio Dalla non ci sarà di sicuro, riapre un vuoto che è tra quelli più difficili da digerire.
Presto la sua casa in via D’Azeglio verrà aperta al pubblico, una sorta di museo del quale c’è già stato qualche assaggio all’inizio dell’anno.
Si dice, non lo so se è vero, non ho verificato, che ogni sera verso le 18 da casa sua venga diffusa una musica con i suoi pezzi più celebri.

Non so se è vero e forse non è importante, ma anche solo l’idea è bellissima. Ed è un’idea che viene fuori dall’emozione di vedere Piazza Maggiore gremita il giorno dei funerali. Il colpo d’occhio di quei giorni, anche di quelli precedenti al funerale stesso, va inserita di diritto nell’albo d’oro dell’Italia migliore che c’è. E pur nel dolore a più di qualche italiano è venuto in mente che un compleanno così Lucio Dalla, nella sua Bologna piena di gente venuta a rendergli omaggio, non poteva sperarlo più bello di così. 
Il febbraio che stiamo vivendo, il primo senza di lui, sarà anche il primo Sanremo senza di lui. Speriamo se ne accorgano tutti, e che la ricorrenza non sia banale, ma sentita e splendente, almeno quanto piazza Maggiore strapiena, come la musica in via D’Azeglio, come scegliere di salutare il pubblico tornando a Sanremo meno di un mese prima di morire…

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