Oltre il dolore, c’è qualcosa

Monte-Linzone63NA

di Paolo Marcacci

Il signore è accanto alla moglie, nel vialetto. La portiera dell’auto, lato guida, è aperta, lui tiene una gamba di fuori, mentre legge il giornale con attenzione e rilassatezza al tempo stesso.
La moglie sorride. Da una fotografia. Si perché lui ha parcheggiato accanto alla tomba di lei, in questo vialetto del cimitero di Prima Porta dove i sempreverdi schermano il sole e il frastuono delle consolari, come la Flaminia, poco distanti. 

Pare lo faccia ogni domenica: viene al cimitero e accanto alla tomba della moglie legge in silenzio, con lei che appare allegra dentro un’ellisse di vetro.
Non può non colpire una scena del genere; non posso neppure evitare di pensare, sul momento, ad una cupa forma di disperazione che cerca parziale alleviamento da quella struggente ritualità.

Però oltre c’è qualcosa, che le pieghe distese del volto di quell’uomo mi hanno suggerito: un dolore non so quanto antico o recente (mi vergogno di sbirciare le date) stemperato in una compostezza e in una serenità, non solo apparente, che mi fanno pensare che il signore in questione sia uno che ha accettato, non per rassegnazione ma per acquisita saggezza, questa curva del destino e lo scenario che si schiude immediatamente dopo. Un grande amore lacerato da una morte prematura ma non scalfito, probabilmente una vita trascorsa l’uno accanto all’altra, una dedizione alla compagna che prosegue oltre il confine della vita stessa di lei. Ogni donna vorrebbe essere amata in questa maniera, cioè con la certezza che anche dopo la morte il suo uomo la onorerà dell’attenzione e della dolcezza che li hanno tenuti assieme. Quel rito domenicale, quella presenza discreta per non disturbare il sonno di chi si ha a cuore, è un “Ti amo” a forma di punteruolo: battuto con costanza, con dedizione, scalfisce anche il marmo delle lapidi. Il silenzio non è più della morte: è stato ghermito dall’amore.

Paolo Marcacci

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3 pensieri su “Oltre il dolore, c’è qualcosa

  1. Taccio! E guardo anch’io la scena da lontano, per non essere indiscreta, non far dissolvere, come fosse sogno, quel frammento eterno.

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