E tu, di che caffè sei?

caffèdi Elvio Calderoni

C’è un libro, appena uscito, che è perfetto per ragionare su ciò che si può dire “inoltre” una cosa, una consuetudine, un vezzo, forse. Il nostro ragionamento parte da La piramide del caffè, di Nicola Lecca, libro scritto con uno stile cristallino, cesellato, fuori dall’ordinario, del tutto altrove rispetto alle parole istantanee, che durano lo spazio di un momento, parole poco pensate, improvvisate, parole che scadono.
Ma è sul titolo che vorrei soffermarmi, e in particolar modo sulla seconda delle due parole importanti: caffè.
Ci vediamo per un caffè? Come lo vuoi, il caffè? Ti faccio un caffè? Sei mai entrato in quel caffè? Color caffè. Pausa caffè?
Un rito, una parola polisemica, il senso di una pausa importante, il sapore della libertà, della scelta. L’odore di un caffè che riempie la cucina, il rumore ( il suono! ) della macchina del caffè. Il caffè come posto fisico, vera e propria metonimia, che amplifica il concetto dell’incontro per un caffè e lo fa diventare un vero luogo.

In netto contrasto con tutti i non luoghi, perché dividere un caffè è un atto intimo. E’ il concetto di pausa che lo certifica. Divido il tempo libero con te, ti cerco, ti aspetto, ti scelgo. Poi torno ad altro, torno al dovuto, torno ai doveri. E mentre ti scelgo, ti osservo, ti scruto, ti studio: le mani sul bianco delle tazzine, gli sguardi con la bocca a contatto con la ceramica ( o il vetro, il caffè al vetro, scelta snob dopo essere stata per anni un segnale molto pop ), il viso mezzo coperto dalla tazzina stessa. Un mezzo sorriso, l’ultimo sorso un po’ più amaro del previsto ( forse perché la pausa sta finendo ), arrivederci a presto.
Lo prendo amaro.
Due cucchiaini di zucchero.
Zucchero di canna, c’è?
Me lo macchia per favore?
Macchiato caldo?
Ce l’ha il caffè al ginseng?
E il deca, e il marocchino, e tutte le infinite varianti che fanno di un caffè un luogo in cui perdersi tra le possibilità è veramente il lusso di una scelta, un’opportunità di personalità, una via percorribile.Quanti caffè abbiamo condiviso e quanti sapori diversi hanno avuto. Vuoi mettere con il condividere un succo di frutta, o anche un panino? E poi, non potremmo mai dire: ci vediamo in un panino. Ci vediamo in un caffè, sì.
E voi, quale caffè amate di più?

Elvio Calderoni

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Un pensiero su “E tu, di che caffè sei?

  1. Nero, forte, amaro, ristretto e bollente…con un piccolo bicchier d’acqua dopo x concludere la poesia. Acqua che ti lascia giusto quell’aroma che ti accompagna per lunghi attimi, mentre ti rituffi nel quotidiano, dopo l’incontro con quella inebriante rugiada.

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