Snoopy: il maestro dell’immaginazione

snoopy scrittoreIl bimbo dorme il sonno gracile e prezioso del lattante. Un sonno che viene da lontano, da prima della vita. E’ il sonno che porta con sé quanto è nascosto alla vigilia della nascita, quanto appartiene al gioco indecifrabile dei geni e si nasconde nel mistero di un’anima che ancora sbadiglia ma è già vestita di blu.
Il bimbo, lo vegliano un carillon a forma di campana, una piletta malferma di panni macchiati di latte, una lucina grigio azzurra che si fonde col pallore biancastro della stanza che affronta la sera.
Ma lo vegliano anche un cane di pezza, un orsacchiotto biancorosso paffuto. E lo veglia un altro strano cane col naso a banana, gli occhi saccenti, le orecchie penzolanti e sottili. Tre pupazzi assorti nel silenzio immobile che accompagna il pulsare nascosto della vita nuova: cellule che si dividono, cartilagini che crescono. Tre pupazzi assopiti nel sonno di un’inizio di fiaba, ma che sono lì, se solo lo si vuole, per sempre. Ed è così che è una fiaba? Certamente. Una fiaba prima che inizi si sa comunque che è da sempre. E’ li come dentro una pentola da scoperchiare oppure filigranata nella trama smisurata delle storie. Ma da sempre è messa a disposizione dell’uomo, purché egli la voglia trovare.
Ecco la parola. Trovare. Nella semplicità gracile del suo sonno il bimbo ancora non sa che nulla viene da sé e nulla gli appartiene fino in fondo. Può però trovare le molte cose che prendono forma quando lui o qualcun altro le guarda. Per lui le cose prendono forma se osservate, altrimenti non esistono. Per il momento c’è il sorriso di chi lo ha chiamato al mondo. E al di là, un carillon una piletta malferma di panni macchiati di latte una lucina grigio azzurra che, nell’oscurità che si assottiglia, si fonde ora ancora di più nella penombra della stanza invasa dalla sera. Ma ancora più vicini, un cane di pezza, un orsacchiotto biancorosso paffuto e un altro strano cane col naso a banana, gli occhi saccenti, le orecchie penzolanti e sottili.
Per il bimbo sono decorazioni del paesaggio, come i ninnoli di un albero di Natale e solo un’intuita rigidità li distingue dalle carezze di papà e mamma. Ma anche a loro egli dona i suoi primi sorrisi, sguardi sgranati e spalancati come l’orizzonte sul mare che accolgono mani, batuffoli, biberon e parole.C’è tutto da metter dentro in quegli occhi, così come nella vita assopita del pupazzo. Ecco cos’hanno in comune. Sono lì uno per l’altro. Sono l’inizio di un piccolo mondo parallelo che il lattante ha tutto il diritto di creare a suo piacimento, levigandone a poco a poco contorni, contenuti e leggi.
Il cane snoopy, il cane col naso a banana è assieme icona mondiale e pelouche privato, da coccolare nelle notti in cui il temporale assedia le finestre e la luce intermittente dei fulmini consuma il buio. Piccolo Fregoli in bianco e nero, Snoopy dal 1950 ha la fortuna di vivere molte vite già a partire dalle sue striscie. Come fosse erede delle Tribu di israele ha interpretato 144 personaggi e chissà se Schulz non si sia fermato proprio in corrispondenza di questa biblica rispondenza.
Quindi il primo tratto di immaginazione per Snoopy è la molteplicità, vissuta con sublime leggerezza e con uno smagliante ritorno di buonumore per la vita sua e di chi lo legge.
Nella prefazione al primo volume dei Peanuts edito nel nostro paese Umberto Eco, che ancora non aveva in mente il Nome della Rosa, prese un solenne abbaglio nel definre il nostro bracchetto. Leggiamo ditrettamente il suo testo: “antistrofe continua ai patemi d’animo, il cane Snoopy porta al massimo grado la sindrome di non adattamento”.

Soltanto concedendo l’attenuante di non aver passato al vaglio all’epoca tutta la galleria dei personaggi snoopiani possiamo perdonare al grande semiologo questa topica colossale, incomprensibile per la sapienza professionale di chi navigava già nel 1963 migliaia di testi. Snoopy non ha neanche la più pallida idea del problema di adattarsi, anzi il pensiero non lo attarversa minimamente. Sia che percorra prati e campi in tenuta scout, o piloti la sua cuccia alias aereo da guerra, sia che lo si trovi come interbase di baseball, avvocato, scrittore, tennista che si allena contro la saracinesca di un garage, giocatore di biliardo o ballerino di flashdance, lui, il grande bracchetto vive una vita piena di immaginazione, talmente piena, consapevole e gratificante che è il paesaggio ad avere il problema di adattarsi alla sua presenza e alla sua personalità grassa e straripante, non il contrario. Snoopy se la ride della grossa e si diverte da pazzi a interpretare i suoi ruoli ma soprattutto, e questo è il punto, non confonde mai il piano dell’immaginazione e quello della realtà. E’ questo forse il tratto che più di ogni altro garantisce della sua sanità mentale: lo stomaco ha la precedenza assoluta su tutto il resto e nulla alletta di più il suo cervello di un buon sonnellino.
Il saldo dunque delle sue avventure nel mondo immaginario è ampiamente in attivo: Snoopy ci guadagna tantissimo dalle sue incursioni inventate proprio perché nel resto della sua vita di cane è assolutamente normalissimo e sostanzialmente lieto, capace com’è di comportarsi caninamente inseguendo i tubi di scappamento delle macchine, insidiando la coperta di Linus, lanciandosi sulla scodella della cena.
Un universo di assoluta finzione, dunque, e così strampalatamente eterogeneo che si conferma risorsa oltre a essere fonte di divertimento per chi legge proprio per la sua smaccata mancanza di qualsiasi plausibilità. Il bimbo tutte queste cose ancora non le sa, ma quel cane col naso a banana gli sta già allargando il mondo, ancora confuso in quegli occhi di latte.

Saverio Simonelli

Annunci

Un pensiero su “Snoopy: il maestro dell’immaginazione

  1. Negli anni mi son convinta che Snoopy, al contrario di molti personaggi che rimangono tali senza svilupparsi in nessuna direzione, sia dotato veramente di “vita propria”, capace di fare qualsiasi cosa; perché a renderlo speciale non contribuisce solo il suo aspetto assolutamente fuori da ogni canone canino ma la sua originalissima personalità. Il non prendersi mai troppo sul serio e contemporaneamente l’essere sempre sè stesso; sia che stia guidando la sua cuccia tra i cieli come barone rosso o che si stia seguendo inebriato la scia lasciata da un biscotto al cioccolato che lo chiama.
    Assolutamente felice che Charlie Brown non “abbia un cane normale come tutti gli altri”. Scusami Charlie!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...