Il dono di Carver

neveC’è in questa poesia di Raymond Carver una testimonianza  semplice, tersa, praticamente al grado zero dello stile, l’attestazione di come la poesia estrae non solo il senso profondo ma quasi un pegno di fisicità che muove dalle cose e incontra lo sguardo dell’uomo. E il modo in cui Carver ne parla – parla di tenerezza partendo dalla neve, dal guardare il bianco della neve, quasi un grado zero della natura – rende questo sentimento di tenerezza che nasce dalla coltre di neve una cosa assolutamente tangibile, quasi scolpita nella routine ma che viene percepita come nuova proprio nel suo essere porta senza alcuna enfasi, senza nessuna sottolineatura, senza nessun tratto d’autore vorremmo dire, se non questa limpidezza assoluta, una registrazione referenziale, senza convenevoli, perché tutta la tenerezza sta nel parlare di queste cose, nel non vergognarsi di ammettere, professare quasi, un sentimento di dolcezza, non di quelli che fanno l’uomo maggiorenne, incurante, dominatore, maschio alfa e altre baggianate del genere, ma di quelli che rendono l’uomo umano, lo collegano alle cose rinnovando in lui uno sguardo di compagnia, aperto, innocente. E tutto questo nell’assoluta confidenza, un abbandono, una confessione che si spoglia di qualsiasi travestimento. Per cui dietro l’uomo si legge il bambino, quel bambino che deve abitare come radice del fusto uomo presente come linfa, come gemma che di tanto in tanto si schiude e oltrepassa la cortecxcia dei compromessi, dei rifiuti, dei travestimenti sociali. Ma la neve è il dono, il dono che ci commuove perché ci rende compagno un poeta, un poeta che non si vergogna di un sentimento maturo eppure così fragile e bisognoso di essere conservato, come un bambino col suo pelouche.

Stamattina c’è neve dovunque. Ci facciamo sopra dei commenti.
Mi dici che non hai dormito bene. Dico che
neanche io. Tu hai avuto una nottata terribile. “Anch’io”.
Siamo straordinariamente calmi e teneri l’uno con l’altra,
come se ognuno di noi percepisse la fragilità mentale dell’altro.
Come se sapessimo cosa l’altro prova. Non è così,
naturalmente. Non è mai così. Non importa.
È della tenerezza che m’importa. Questo è il dono
che stamattina mi commuove e sostiene.
Al pari di ogni mattina.

Da Raymond Carver, il dono in Blu Oltremare

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