Non ho mai amato i cartoni animati

942295-alan_ford_83_superdi Elvio Calderoni

L’infanzia per me è la via di Grottaferrata dove attaccavano i cartelloni del cinema. Sì, le locandine. Io chiedevo ai miei ogni giorno, praticamente, di passare dal corso dove pubblicizzavano i tre film della settimana che tenevano banco nelle sale.Se uno dei tre era un cartone animato, ci rimanevo male.

Sembrava un problema, da piccolo. Da subito, incantato dal cinema ma non dai cartoon. Come saltare un passaggio, una scelta ( una non scelta ) contro natura.Finché. Finché non mi imbatto ( ognuno di noi ha un fratello maggiore, di sangue, di elezione ) in Alan Ford. 1976, titolo dell’albo: Giallissimo.In copertina Bob Rock, uno dei protagonisti della serie, adagiato, nudo, su un letto, in una posa tipica dei neonati. Una folgorazione.

Entrai nel mondo di Bunker e Magnus ( Milano, quanta Milano nel loro tagliente ironizzare,nei tempi comici, nello sguardo d’insieme, nei primissimi rigurgiti ambientalisti ).La coralità, i rapporti nel gruppo, la mia attenzione agli incastri, alle relazioni, penso proprio mi provenga dal layout di scrittura di Alan Ford: i montaggi incrociati, le evoluzioni, lo spazio ora secondario, ora più centrale, di ogni singolo personaggio, l’assenza del protagonista unico.

Una palestra di vita, oltreché di scrittura.I cartoon no, ancora non li digerisco, ma i fumetti, dal primo momento che mi è capitato Alan Ford tra le mani, hanno rappresentato, per me, un bel territorio in cui l’immaginazione aveva, ha,pieno diritto di esistenza. Spesso mio figlio mi mette il muso per la mia impropria non accettazione del mondo fantastico dei cartoni, per il  mio perdere l’attenzione dal primo minuto di proiezione o,quando accade, di lettura. Somministrandogli Alan Ford, che gli sta piacendo molto, spero di aver guadagnato qualche punto,di avergli fatto percepire che il mio punto di vista non è di rifiuto della fantasia, come potrei?, ma di una sana unionetra umorismo acido, visione cinematografica, gusto per la caratterizzazione e colore della realtà.

Elvio Calderoni

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